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Gianluca Garelli
LA NAVE DI KANT
Per una critica della ragione metaforica
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Raccontare una filosofia significa anche capire le immagini che quella filosofia dà di se stessa e con le quali essa si presenta al lettore.
Nel 1763 Kant, nel periodo che si suole definire ‘precritico’, parlava della metafisica come di un “oceano tenebroso, senza sponde e senza fari”, mentre quasi vent’anni dopo, nella Critica della ragion pura, identificava la “terra della verità” con l’“isola” della conoscenza intellettuale, circondata da un abisso senza fondo (il mare della parvenza dialettica) su cui edificare il sistema del sapere. Ma le ricorrenze di questa immagine non priva di suggestioni à la Friedrich, in un pensatore solitamente ritenuto ben poco incline alla retorica e per nulla attento alle ragioni dello stile, sono assai più numerose.
Una volta rilevata dunque l’insistenza con cui Kant, in tutto il corso della sua opera, per illustrare il senso dell’attività filosofica si serve di una determinata famiglia di metafore (segnatamente appunto quelle marinare, di navigazione e di scoperta, con la sedimentazione di significati che esse portano storicamente con sé), in un confronto sistematico delle loro ricorrenze e in dialogo costante con alcuni grandi protagonisti del dibattito filosofico che le hanno a suo tempo notate e interpretate (da Bodei a Cacciari, da Lyotard a Sloterdijk), questo volume cerca di rintracciare una linea di sviluppo coerente e significativa, attraverso un percorso fra i testi kantiani che finisce così per toccare molte delle tematiche fondamentali del criticismo, sino a diventare a suo modo un’introduzione al pensiero di Kant tout court.
Il risultato è un tentativo d’interpretazione di ciò che il maestro di Königsberg intendeva quando parlava di una filosofia intesa nel suo conceptus cosmicus, ovvero come “sapienza mondana” (Weltweisheit).
[ISBN-978-88-7497-759-8]
Pagg. 136 - € 11,00
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