Giuseppe Brienza

I Gesuiti
e la Rivoluzione italiana nel 1848

Solfanelli, Chieti, Aprile 2007

 



I Gesuiti contro il liberalismo durante la Restaurazione

     Dopo la soppressione nel 1773 della Compagnia di Gesù da parte di papa Clemente XIV (1769-1774) (1), misura suscitata e quasi indotta da una campagna persecutoria e calunniosa condotta dalle potenze e diplomazie liberali, protestanti e filomassoniche, durante la Restaurazione — come sempre accade quando una dura prova è affrontata e superata da organismi sani e vitali — ci troviamo nel nostro paese dinanzi ad una vera e propria rinascita e riaffermazione dell’Ordine sino al 1848.
     I Gesuiti, ristabiliti nel 1814, divennero nuovamente i più attivi difensori del Papa, una vera e propria élite militante in favore dell’ortodossia e dei diritti della Chiesa.
     Per tali ragioni protestanti, liberali e logge massoniche ne diffondevano «un’immagine particolarmente pericolosa e ultramontana, in cui i Gesuiti erano figure oscure, chiuse, sostenitrici dell’ipocrisia, avide, ambigue e senza patria. L’aggettivo “gesuitico” finì per divenire sinonimo di un insulto, al punto che l’antigesuitismo del XIX secolo si configurò molto similmente all’antisemitismo dei giorni nostri.» (2)
     Non si dimentichi che, all’inizio dell’Ottocento, la Massoneria europea aveva subito una forte evoluzione: «Quella inglese rimase religiosamente neutra, quella continentale (Francia, Germania, Italia, Spagna, ecc.) assunse invece un atteggiamento sempre più ostile al cattolicesimo.» (3) Quest’ultima non trovò quindi di meglio che osteggiare la Compagnia di Gesù al fine di affermare il proprio progetto di edificazione di una società senza religione soprannaturale né Chiesa.
     La strutturazione centralistica, militaresca e rigorosa dei Gesuiti, il quarto voto aggiunto di servire in modo speciale il Papa, il dovere di obbedienza particolarmente sentito (condannato dagli avversari come obbedienza cieca) e il fatto di non essere istituzionalmente legati ad un luogo particolare erano stati nei primi tre secoli di esistenza della Compagnia fattori determinanti «affinché l’ordine divenisse una sorta di squadra d’assalto flessibile, efficiente e versatile della Chiesa cattolica e del suo vertice. La scelta molto severa dei novizi e la lunga e variegata formazione dei membri fecero sì che nei Gesuiti si raggruppasse una sorta di élite cattolica.» (4)
     Durante l’Ancien régime i Gesuiti avevano raggiunto in effetti una grossa influenza all’interno della Chiesa. Pertanto, al momento della loro ricostituzione, furono considerati un vero e proprio pericolo anche dagli ecclesiastici di idee liberaleggianti ad essi antagonisti: «Quale combattiva punta di diamante controriformistica e antilluministica della Chiesa cattolica, l’ordine fu quindi causa di scandalo e si procurò un largo numero di nemici.» (5)
     I Gesuiti, come i liberali facilmente prevedevano, dopo il 1815 avrebbero sicuramente dato inizio a una critica ferma e costruttiva dei loro principi, mettendone in luce i non pochi aspetti del tutto incompatibili con la dottrina cattolica. Apostolato che avrebbe esercitato «un influsso positivo su quei cattolici che, presi dall’entusiasmo per la libertà e succubi di un ingiustificato complesso d’inferiorità, dimentichi dell’intrinseca validità del cristianesimo, non si accorgevano più dei pericoli e delle antinomie del liberalismo.» (6)