Concordio Felix, di famiglia militare, entusiasta e colto, viene inviato a Berito, per frequentare l’università di diritto e guadagnarsi una
carriera nella burocrazia imperiale.
È la metà del VI secolo d.C. e il
giovane incontra nella città i residui del Paganesimo (uomini, donne, culti, filosofia). Inviato a Bostra (Arabia) quale giudice, egli
stronca un nefando commercio di
bimbi destinati alla schiavitù. Diventa amico di Pietro Patrizio (realmente esistito) e si avvicina all’alta cultura e al potere.
Chiamato a essere giudice di
una Alta Corte, dovrà giudicare
uno scandalo che interessa l’Oriente e Costantinopoli: l’accusa di
Paganesimo che colpisce alti funzionari dello stato.
Malinconico di natura ma tenace, si scontra con la ragion di Stato
e assisterà all’esecuzione, nell’Ippodromo, di colpevoli e innocenti.
Disgustato, senatore, si chiama
fuori dalla politica e affronterà una
meditabonda vecchiaia.
Le vicende sono realmente accadute dopo il 578 d.C., tuttavia
elaborate dall’invenzione dell’autore.