Edizioni Solfanelli

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Parnaso d'Abruzzo



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Bio-Bibliografia



LE OPERE

Bufera sulla Maiella

D'Annunzio. Del libro mancato

I colloqui di Mussolini con Brand e Zarathustra

Viaggio nell'Abruzzo dannunziano







Donatello D'Orazio

BUFERA SULLA MAIELLA


Romanzo


Bufera sulla Maiella

     Non è molto tempo, quando “stracittà” e “strapaese” dicevano comprensibilmente nella letteratura italiana, taluno osservò che Donatello d’Orazio, stracittadino nei libri, era strapaesano, per così dire, nei colloqui; e un critico, cercando il motivo della differenza, credette di trovarlo nel fatto che lo scrittore, strapaesano come può esserlo un abruzzese, dimorava in una città italiana spinta sulle frontiere di due altre civiltà: la germanica e la slava.
     Senza dubbio, se egli avesse avuta altra dimora, anni di poi non avrebbe potuto scrivere II costruttore di ponti, nel cui giro entrano tre continenti. Ma ecco, a un punto della storia del nostro Paese e della biografia dello scrittore, la primavera del 1945. Come tanti altri, anch’egli va alla deriva; e il “Taccuino”, che avvia il presente libro, non ammette dubbi sull’appartenenza dello scrittore a una certa zona dello spirito italiano, quasi diremmo a una certa Italia: un’appartenenza, bisogna aggiungere, sulla quale non influiscono menomamente le vicende, che lo scrittore via via annota.
     Di nuovo, quasi diremmo frutto del momento, o delle vicende, non c’è, in lui, che il desiderio di tornare al paese natale, donde già uscì per entrare nella Nazione, e la speranza di poterne ancora uscire per rifare quel che è andato perduto. Per certo, ha in animo di scrivere un libro: se no, non sarebbe scrittore; quale libro, però, non sa: finché, giunto nella città natale, incontra giovani in divisa con, sul braccio sinistro, il profilo della montagna madre, la Maiella, reduci, come lui, dalla guerra; e quel che segue, nel suo spirito, diventa il racconto di questo libro: l’annotazione più lunga del suo taccuino non lungo.
     Perché egli s’interessa al destino di quei giovani, le cui fucilate, non molto tempo fa, frullavano e schioccavano anche in cerca di lui? Perché erano paesani suoi; ed egli, che nel taccuino aveva già scritto: «... se non mi rifaccio abruzzese, non potrò essere buon italiano», scorse in loro, e nel proprio sforzo di comprenderli, il mezzo per rientrare nel paese.




[ISBN-978-88-7497-888-5]

Pagg. 152 - € 12,00





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