L’Occidente naviga nel nulla.
Non per accidente storico, ma
per destino: quel destino che,
fin dall’alba del pensiero greco,
ha creduto che l’essere possa
sorgere dal niente e nel niente
dissolversi. Su questa fede si è
edificata un’intera civiltà – e su
di essa oggi si compie.
La tecnica contemporanea
non è uno strumento neutro che
l’uomo potrebbe volgere al bene
o al male. È la volontà di potenza giunta al proprio culmine: un
apparato che non serve più fini
esterni, ma piega ogni cosa –
Stati, economie, religioni, democrazie – al proprio indefinito potenziamento. Dalla bomba atomica all’intelligenza artificiale,
dalla crisi europea ai conflitti
che ridisegnano la mappa del
mondo, ogni fenomeno del presente rivela la medesima logica:
il nichilismo che si fa sistema
planetario.
In queste pagine, sulla scia
del pensiero di Emanuele Severino, Claudio Amicantonio interroga le forme più evidenti e
inquietanti della nostra epoca,
portando alla luce ciò che nessuna analisi geopolitica o sociologica può cogliere: la radice ontologica della crisi. Non per rassegnarsi al tramonto, ma per
sostare presso quella soglia oltre la quale, forse, un altro sguardo è possibile.
Perché comprendere l’errore significa già intravvedere la
verità che esso, nel suo stesso
costituirsi, non può non testimoniare.