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SCARPETTE BIANCHE

Arturo Bernava

Personaggi equivoci e grotteschi si aggirano in Abruzzo, in quel luglio del 1943. Chi è l’ombra nera che aleggia e scivola per le stradine del paese? Perché il matrimonio tra l’attempato Osvaldo Pierantozzi e la giovane e bella Italia Michelli non è stato celebrato dall’iroso parroco, don Michele Vitocolonna, detto Tiscrocco? Perché il Duce, subito interpellato dal Pierantozzi, non risponde alle sue richieste? Cosa è venuto a fare in paese uno strano medico, dall’aria al tempo stesso risoluta e spaurita? Perché l’anziana Maria Celidonio smette improvvisamente di parlare, cadendo in uno stato catartico?
Tante domande sovrastano il paesino abruzzese, così come le lettere anonime che improvvisamente cominciano a essere recapitate. Ma non è tutto. La notte in cui i tedeschi giungono da invasori e non più da alleati, una fragile e indifesa vecchina viene uccisa. Sembra il delitto compiuto da un ladro occasionale, ma la vecchina non era né fragile, né indifesa. Custodiva importanti segreti a cui tutti i personaggi del romanzo danno la caccia. Solo uno, però, riuscirà a capirne l’essenza. Lo stesso che inseguirà l’Amore, quello che giunge improvviso e non si cura di chiedere la nazionalità e il credo politico di chi incontra. Quell’Amore che avrà ragione del gioco delle parti e ridonerà la giusta dimensione a un mondo sconquassato dalla guerra e dall’odio...

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LA PASQUA BASSA

Antonio Del Giudice

Costretto per gioco a racchiudere in una sola parola, in un unico lemma, il senso e il fascino di questa Pasqua bassa non esiterei un istante a ricorrere all’aggettivo “innocente”.
Innocente infatti è la trama; innocente è la lingua usata per dipanarne il filo; innocenti sono i personaggi e l’ambiente nel quale si muovono; innocente infine è l’autore che, alieno da malizie e artifici, sembra aver fatto della trasparenza la sua ragione estetica.
Limpida e struggente soprattutto l’immagine del vecchio contadino con il figlio morto sulle ginocchia al centro di una radura deserta.
Non contenesse che questo solo capitolo, questa sola immagine, La Pasqua bassa sarebbe un libro assolutamente da leggere.
[Ermanno Rea]

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NUNC EST BIBENDUM
Le lupe di Augusto

Stefano Mariano Mazza

Un anno dopo la morte di Antonio e Cleopatra, un prorompente Gaio Ottaviano, in salita verticale, organizza a Roma grandiosi festeggiamenti e convivi, per celebrare la sua supremazia.
Dietro la gigantesca macchina di propaganda, sapientemente amministrata dal futuro Imperatore, si stagliano però due figure chiavi, artefici della sua affermazione.
Sono la moglie, Livia Claudia Drusilla, immagine forzata e stereotipa dell’onestà e morigeratezza, e un’eminenza grigia, la sua passionale ancella, Galeria, cresciuta insieme a lei e divenuta poi liberta imperiale di successo. Hanno dalla loro parte, l’arma politica più potente che esista: l’Amore…
Nel contesto storico che illustra vizi e virtù del periodo augusteo, il leitmotiv è quello edonistico del cibo e del vino nelle scoperte delle eccellenze del periodo. Galeria, forte delle sue capacità imprenditoriali, si muove nelle provincie dell’Impero, promuovendo i vigneti più vocati e indulgendo sapientemente sulle squisitezze dei cibi ricercati ed esclusivi.
Ottaviano, dopo l’elezione ad Augusto Imperatore, affronta gli intrighi di corte che minacciano la sua ascesa irrefrenabile...

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VIAGGIO NELL'ABRUZZO DANNUNZIANO

Donatello D'Orazio

Alfredo Panzini ha scritto romanzi «tra l’antico e il moderno»; Amedeo Maiuri ha ritrovato l’uomo d’oggi nelle dimore e lungo le vie delle antiche città dissepolte, rifacendo l’uomo antico ad immagine di quello d’oggi.
Sia l’uno che l’altro avrebbero potuto scrivere questo Viaggio nell’Abruzzo dannunziano invece di Donatello d’Orazio: il quale, tuttavia, ha trovato nell’Abruzzo una sostanza che non l’ha costretto a «immaginare», come Maiuri, né, come Panzini, a farsi uno stato di spirito tra la storia e la fantasia.
L’Abruzzo è, non tra l’antico e il moderno, bensì antico e moderno: nel suo giorno d’oggi implica il giorno remoto, come nella Basilica di San Giovanni in Venere, presso Fossacesia prospiciente la Dalmazia, nella quale il Cristianesimo fiorisce dal paganesimo; come nel bove che segue San Zopito nella processione di Loreto Aprutino, seguitando il toro egizio Apis; come nel Vocero di Civitaluparella, che perpetua intorno ai defunti quello dei romani, dei greci e dei giudei di duemil’anni addietro.
I chietesi, per non bestemmiare il nome santissimo della Madonna, imprecano: «Mannaggia la Maiella», ricordando così che in quella Montagna s’è impietrita Maia già invocata a soccorso dei raccolti dei loro campi...

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VOINARÒVSKIJ

Kondratij Fëdorovic Rylèev

Il Voinaròvskij di Rilèev è una sorta di scatola cinese. All’interno si scoprono ideali, cammini e incroci di vita, personaggi e popoli, oppressi e oppressori. Voinaròvskij trascina le sua pietosa odissea shakespeariana durante il suo esilio in Siberia, un deserto di geografia e di anime, dove incontra lo scienziato tedesco Miller con il quale si confida.
Ne scaturisce un affresco di sentimenti e commozioni: la prepotente nostalgia per la patria, l'Ucraina, oppressa dalla Russia zarista; il tragico e possente ritratto dello zio Mazeppa, atamano ucraino, che cerca di scuotere il suo popolo dal giogo di Pietro il Grande; le dolcissime memorie familiari dipinte come scene d’interni; soprattutto il respiro profondo della libertà e di qualsiasi sacrificio per conquistarla.

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Verdi

LILITH

Salvator Gotta

La delicata ed intensa descrizione di una storia d’amore, mai dimenticata, tra il protagonista ed una donna che in tutte le sue espressioni di vita ricorda “Lilith” (di qui il titolo) la prima moglie di Adamo (Genesi 1.27). Una donna decisa a vivere la propria vita in assoluta libertà ed autonomia: dalla esuberanza dei sensi, alla gestione della rinuncia fino all’accettazione del dolore più grande… affrontato con dignità e rassegnazione. Una figura femminile contrapposta ad un’altra (la moglie del protagonista) tradizionalmente dedita e sottomessa fin quasi a divenire ombra armonica e fluttuante nei confronti del proprio marito, così come ogni “brava” compagna deve essere secondo la figura della più nota moglie di Adamo: “Eva” (Genesi 2.18)...

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Rossini. Il teatro della luce

ROSSINI. Il teatro della luce

Mario Dal Bello

Nel 2016 si festeggeranno i 200 anni del Barbiere di Siviglia. È il lavoro comico più popolare e più rappresentato del musicista che definì scherzosamente sé stesso “Il cinghiale di Lugo” — alludendo alle origini romagnole del padre — e che altri invece chiamarono “Il cigno di Pesaro”, la città dove è nato.
L’immagine di Rossini è quella dunque del burlone, del buongustaio, dell’autore che scrive a raffica decine di opere e che si sa godere la vita.
Tutto vero? E come spiegare l’improvviso e tenace silenzio a trentanove anni dopo il grandioso Guglielmo Tell, per finire poi venerato come un “Giove olimpico”, ma fuori tempo e morire anziano nel 1868?.
Il testo di Mario Dal Bello indaga le opere più importanti di Rossini, non solo quelle comiche, ma quelle serie che gli hanno dato fama, mostrandone tutta la luce solare che illumina il suo tempo e quello che verrà. Per intenderci, il tempo di Bellini, Donizetti, Verdi, Meyerbeer e addirittura Offenbach...

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La libertà tirannia

La libertà tirannia

Luigi Taparelli d'Azeglio

La “Civiltà Cattolica” contro il Risorgimento: se nei primi numeri della rivista il principale strumento di battaglia era costituito dalla letteratura, con la trilogia di romanzi politici di padre Antonio Bresciani incentrati sui moti del 1848 (L’Ebreo di Verona, La Repubblica romana, Lionello o le società segrete), dieci anni più tardi, nel 1860, padre Taparelli dimostrò una particolare ampiezza di vedute non limitandosi alla critica del presente, ma inserendo la difesa dell’ordine tradizionale in un discorso politologico ben più ampio.
I suoi interventi, veri e propri saggi di “patologia storica”, trascendono gli avvenimenti per esaminare i principi messi in discussione dalla politica di aggressione del Piemonte.
Addirittura, nel saggio che dà il nome alla raccolta, prefigura addirittura il “Grande Fratello”, affermando, sulla scorta di Donoso Cortés, che ormai lo Stato può utilizzare i mezzi moderni per opprimere i suoi sudditi, dopo aver abolito la religione ed averla sostituita con il centralismo amministrativo: infatti tramite due nuove invenzioni, il telegrafo e le navi a vapore, può essere avvertito di ogni pur minima sommossa in qualsiasi parte del territorio e farvi rapidamente giungere truppe. E dal controllo di ogni pensiero dissidente alla sua repressione, il passo sarà breve...

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L'occulta strategia della guerra senza confini

L'OCCULTA STRATEGIA DELLA GUERRA SENZA CONFINI

Giacinto Auriti

Nella storia, i movimenti politici che hanno avuto un ruolo di rilievo sono stati sempre preceduti da un’attività culturale, sia in senso evolutivo, sia in senso involutivo. Vi ricordo le società di pensiero che hanno preceduto la Rivoluzione francese. Vi ricordo le università popolari che furono create dai movimenti marxisti prima di dare vita al partito socialista.
È evidente dunque la necessità di un’alternativa culturale per una vera alternativa al sistema. Dobbiamo fare una scuola di pensiero perché, o noi riusciamo ad esprimere una linea culturale all’altezza dei problemi della nostra generazione, o altrimenti siamo ineluttabilmente costretti a vivere nei confronti degli altri schieramenti politici in un vero e proprio complesso d’inferiorità...

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NON DUBITARE
Contro la religione laicista

Giuliano Ferrara

L’etica laica o secolare o moderna è stata l’etica del dubbio sistematico. Nella nostra percezione del mondo, della società e della condizione umana il dubbio e la libertà sono inseparabili, sono fratello e sorella. Ma ora bisogna scegliere. Bisogna cioè smettere di dubitare, almeno entro certi limiti. Bisogna ricominciare, entro certi limiti, a sapere per credere e a credere per sapere. È un percorso pericoloso, esposto a dottrinarismi equivoci e a una riduzione della complessità infelice della cultura alla chiarezza troppo felice del dogma, ma è un percorso obbligato. Se tutto viene messo in dubbio, è ora di credere in qualcosa...
“Dio è rigorosamente escluso dalla vita pubblica”. Quando Benedetto XVI pone questo problema non interferisce per ragioni confessionali con la cultura moderna degli europei; ne rende semmai intelligibile, comprensibile, il passo nel tempo nostro e la proiezione nel futuro. La questione della verità come etica della ragione si ripropone come questione politica. Dio è il chiaro nome di tutto questo per il capo della Chiesa cattolica. Noi laici dobbiamo trovare a tutto questo un nome, e in fretta...

Rivista Bérénice

Rivista Bérénice

BÉRÉNICE n. 49
Conoscenze narrate

Rivista Il Filo d'Arianna

Rivista Il Filo d'Arianna

IL FILO D'ARIANNA n. 4
L’ESERCIZIO DI ORFEO
ECLISSE DEL DIO UNICO
CIVILTÀ DELLE LETTERE

IF - Insolito e Fantastico

IF - Insolito e Fantastico

IF - Insolito e Fantastico n. 19
GOTICO

Faretra
Per l'autonomia operaia Il potere della droga nella politica mondiale L'Alternativa 1973-1980 Dialoghi dell'inconscio

Franco Ferrarotti
PER L'AUTONOMIA OPERAIA


Pagg. 200 - € 15,00

Contrariamente a quanto immaginato da letterati della politica e da cineasti portati a risolvere i propri sensi di colpa con una supposta vocazione sociale, la classe operaia non va né in paradiso né all’inferno.
Questo libro cerca di chiarire che semplicemente evolve, cambia, insieme con l’evolvere dei mezzi di produzione. Dalla tuta blu al camice bianco. Dall’operaio all’operatore. Resta in piedi la contraddizione strutturale dell’impresa moderna: una struttura di dominio che però non può funzionare senza la collaborazione di tutti coloro che vi partecipano.
In questo senso, l’emancipazione operaia non potrà essere un regalo delle circostanze, tanto meno il frutto degli sforzi, più o meno narcisistici, dei «volontari del proletariato» che scrivono della rivoluzione operaia senza aver mai messo piede in fabbrica.
L’emancipazione operaia sarà l’esito della lotta degli stessi lavoratori, per i quali l’industrializzazione non è un tema accademico, ma un’esperienza di vita....

Yann Moncomble
IL POTERE DELLA DROGA NELLA POLITICA MONDIALE


Pagg. 344 - € 23,00

La stima dei profitti derivanti dalla vendita della droga è di circa trecento miliardi di dollari l’anno. Questa somma strabiliante spiega la grande potenza di cui possono disporre i "signori della droga", i quali non sono sempre quelli che la stampa mondiale ci propina in continuazione.
Il potere della droga è in alcuni casi diventato un vero e proprio Stato nello Stato. Anche i partiti politici, consciamente o no, hanno in passato approfittato e forse ancora oggi approfittano di questa manna caduta dal cielo. Naturalmente non senza una contropartita politica ...
Il denaro sporco prodotto dalla droga non trasuda più attraverso gli interstizi del sistema, ora lo inonda letteralmente. Come ben scriveva Jean-Michel Helvig su “Liberation” del 28 agosto 1989: "Come avviene per i petrodollari, anche i narcodollari hanno un peso rilevante sui mercati finanziari mondiali e nessuna frontiera può loro sbarrare la strada. E nessuna banca, anche se nazionalizzata, può essere sicura in modo assoluto di non detenere denaro sporco."...

Giacinto Auriti
L'ALTERNATIVA

Pagg. 288 - € 20,00

Il periodo in cui Giacinto Auriti ha collaborato con "L’Alternativa", l’agenzia di stampa del Centro Studi Politici e Costituzionali, è stato forse il più fecondo della sua vita. Nell’arco di sette anni, anche perché pressato da Marino Solfanelli, il giornalista amico che dirigeva "L’Alternativa", scrisse quasi ottanta tra articoli e contributi vari. In essi si ritrovano, organicamente strutturati e trattati secondo prospettive pluridisciplinari, o almeno già contenenti in nuce i futuri sviluppi, tutti i punti forti del pensiero di Auriti.
Il professore di Guardiagrele riafferma costantemente, in questi scritti, la concezione cristiana e classica della società, del diritto, della moneta. Egli sostiene senza tentennamenti la dottrina sociale della Chiesa, e specialmente il principio proclamato dal Papa della "Rerum Novarum", S.S. Leone XIII: “Tutti proprietari e non tutti proletari”. Come senza tentennamenti, sulla scia del Papa della "Quadragesimo anno", S.S. Pio XI, combatte contro “quelli che, tenendo in pugno il denaro e facendola da padroni su di esso, dominano anche il credito e controllano i prestiti”, cioè contro coloro che si sono appropriati, a loro esclusivo vantaggio e a danno di tutti gli altri uomini, della moneta, l’unico strumento capace di rendere tutti proprietari.
Appunto per contrastare efficacemente l’azione nefasta di tali parassiti dell’umanità, il Professore lancia la sua folgorante proposta: porre la moneta, definita quale bene pubblico e strumento di giustizia sociale, sotto l’ala del diritto, quest’ultimo inteso non semplicemente come regola ordinatrice, ma come portatore e realizzatore del bene comune.

Laura De Luca e Marialuisa Bignami (a cura di)
DIALOGHI DELL'INCONSCIO


Pagg. 256 - € 18,00

Sorta negli anni Settanta, l’epoca per eccellenza dello scontro e del confronto, l’intervista impossibile si rivela ancora oggi una forma espressiva fresca ed attuale, squisito strumento didattico e delizioso intrattenimento non solo radiofonico, ma anche teatrale.
In questa antologia, tredici autori contemporanei si confrontano con diciotto personaggi storici: soprattutto poeti, pittori, musicisti, maestri dell’ingegno. Queste conversazioni immaginarie, scelte fra le oltre cento allestite per la Radio Vaticana tra il 2009 e il 2015, sono solo un assaggio degli infiniti approcci possibili che questo genere ha offerto e continua ad offrire al pubblico radiofonico.
Diversi per formazione, età, sensibilità, gli autori qui riuniti offrono un campionario di spunti di riflessione sui loro interlocutori in chiave spesso ironica e certamente anticonvenzionale: da Franco Cardini a Ennio Cavalli, da Carla Dolazza al compianto Fabio Della Seta, da Marcello Lazzerini al giovane Arcangelo Esposito, da Massimo Pedroni a Ruggero Savinio, da Marialuisa Bignami a Evelina Piscione, da Giovanni Bignami a Gianpiero Gamaleri a Laura De Luca (che è anche regista delle pièces radiofoniche) , ciascuno si cimenta in un faccia a faccia con un interlocutore del passato che, a saper leggere bene tra le righe, finisce per interrogarci sui drammi del presente: Galileo e Chopin, Defoe e Stradivari, Agatha Christie e Colombo, Michelangelo e Machiavelli incarnano così, a turno, la nostra buona coscienza.
Una citazione doverosa e grata agli attori che hanno fatto vivere questi singoli personaggi in radio e spesso anche sulle scene: Stefano Onofri, Evelina Nazzari, Paolo Lombardi, Edoardo Siravo, Norman Mozzato, Giacomo Piperno, Roberto Herlitzka, Mino Caprio, Gaetano Lizzio e il caro Arnaldo Ninchi...

Pandora
Jacob Rohault. I giorni di Venezia Il mistero di Tomar Bassa marea L'architetto di Porsenna

Paolo Massimo Rossi
JACOB ROHAULT
I giorni di Venezia

Pagg. 192 - € 15,00

La rivoluzione scientifica del Seicento attraverso il Trattato che un filosofo cartesiano, francese di nascita, cerca di far stampare a Venezia. La sua permanenza nella città lagunare si dipana tra gli intrighi della società patrizia, i ricordi degli anni parigini, il rimpianto di una moglie prematuramente morta. E, ancora, le lusinghe amorose di Fulvia, una fanciulla di nobili natali che gli parla alternando provocazioni erotiche e malinconie. «La donna che state ignorando, di notte si rigira nel letto che lei avrebbe voluto accogliente per voi e per le attenzioni che desiderava rivolgeste al suo cuore e anche ai suoi fianchi e al suo seno.»
«Mi sembra di non aver portato a termine cose che avrei dovuto fare; ma è un elenco inutile. E poi... la lentezza di questa neve. Vorrei vederla come qualcosa di salvifico, caduta per sopire le lacerazioni dell’anima, metafora di un tempo sospeso, in attesa che io possa tornare a parlare impudicamente...

Pino Coscetta
IL MISTERO DI TOMAR

200 - € 15,00

Il mistero di Tomar prende le mosse dal viaggio in Portogallo della guardia nobile pontificia Michele Vaz Lopes de Castro Xeres inviato nel 1824 da papa Leone XII a Lisbona per la consegna della berretta cardinalizia al Vescovo di Évora Monsignor Patrício da Silva, poi si dipana andando indietro nel tempo inseguendo documenti e testimonianze alla ricerca delle antiche radici di famiglia.
Gli avi di Michele forti dei loro nobili trascorsi all'interno della Corte lusitana (quattro regine e un viceré delle Indie), fanno pesare il loro prestigio anche nello Stato della Chiesa dove ricoprono prestigiosi incarichi fino ad un clamoroso crac finanziario che travolge i due rami della famiglia. Un'onta che porta il ramo “romano” a rimuovere moralmente la storia di quella parte del casato responsabile del crac con una damnatio memoriae che cancella (questa volta materialmente), due secoli e passa di storia di famiglia, dal 1440 al 1660 creando un buco generazionale che Michele, approfittando del viaggio in Portogallo vuole colmare rivolgendosi ad un celebre genealogista di Lisbona, Luís Ribeiro da Costa.
«Con gesto deciso — scrive nel suo diario di viaggio Michele — Luís capovolge il faldone e in poche mosse arriva al matrimonio tra Catharina e Álvaro. Da quel matrimonio in poi, foglio dopo foglio, mentre lui legge ed io ascolto, si materializza il peggiore degli incubi e, lentamente, davanti ai miei occhi si alza un impietoso velo su duecento anni di matrimoni combinati tra cristiani-vecchi e cristiani-nuovi, figli bastardi riconosciuti o disconosciuti, ricchezze acquisite e poi predate, violenze inaudite e storie agghiaccianti perpetrate nel nome di Cristo per mano della Santa Inquisizione.»

Alessandra Zenarola
BASSA MAREA

Pagg. 176 - € 14,00

Una calda mattina d’estate, la giovane colombiana Matilda Betancourt precipita dal quarto piano di un condominio popolare, lasciando sola al mondo la figlia di tre anni.
Per l’ispettore Adamberti (omaggio a Fred Vargas) il caso va archiviato come suicidio. Sarà la sua collega Camilla Valdimares, ammalata di cancro e affascinata dalla precarietà delle vite altrui, a indagare su una morte che non la convince, inseguendo la scia del profumo di un dolce francese che la riporta all’infanzia.
Tra vicini di casa stralunati, corteggiatori in disuso o dall’indole criminosa, amori irrisolti e comunità per bambini, si dipana una vicenda che scava negli abissi dell’animo umano fino a smascherare una verità crudele.
Attraverso lo stile leggero e agrodolce che la caratterizza, non privo di pennellate ironiche, Alessandra Zenarola disegna uno spaccato di provincia pieno di grazia e di disperazione. ..

Fabrizio Cordoano
L'ARCHITETTO DI PORSENNA

Pagg. 200 - € 15,00

Zatte e Fedulia si trasferiscono a Roma con i loro gemelli, dove cercano lentamente di ricostruire la loro vita in una città che brulica di energia.
La bravura di Zatte si rivela ben presto e lo stesso re di Roma, un Tarquinio, decide di servirsi della sua genialità di architetto.
Per i grandi progetti del re, tuttavia, Zatte ha bisogno dell’aiuto di scultori di grande livello, perciò rientra a Caere con la famigliola con l’intenzione di proporre al Maestro scultore Mattias e al figlio adottivo Vulka di seguirlo nell’Urbe.
Ma le cose non vanno come si sarebbe aspettato: il pericolo che li aveva spinti a lasciare Caere e i loro affetti più cari è ancora lì ad attenderli.
Agguati, tragedie, pestilenze, guerre, amicizie e nuovi amori trascinano i protagonisti di questo nuovo romanzo di Fabrizio Cordoano attraverso un’Etruria e una Roma che cambiano a grande velocità, dove Dei e uomini si confondono e dove l’onore e la virtù restano le uniche caratteristiche che distinguono un uomo da un barbaro.
È ancora la necropoli di Caere il centro nevralgico delle loro storie, che portano uomini potenti e comuni cittadini sul tavolo del Maestro Turkal, e le loro tombe sono lo specchio delle vite che hanno vissuto, della loro arte, del loro tempo...

Faretra
Da Sartre a Baudelaire Alcune osservazioni sul pensiero di Leopardi Di un certo consenso al dolore Difesa della poesia

Georges Blin
DA SARTRE
A BAUDELAIRE


Pagg. 112 - € 10,00

Il presente lavoro di Georges Blin, curato da Giuseppe Grasso, è l’intervento più importante pubblicato in risposta al Baudelaire di Sartre del 1946, un punto di riferimento imprescindibile per capire i termini di un confronto che ha fatto epoca e che appartiene alla storiografia letteraria del Novecento. L’autore vi s’interroga sull’opportunità di esprimere un giudizio morale su Baudelaire solo sulla base dei Journaux intimes. Se è vero che il Baudelaire di Sartre nasce come introduzione a una raccolta di pensieri autobiografici, i giudizi del filosofo restano viziati dal ritratto che vuole imporre a priori all’autore delle Fleurs du Mal. Il libro, utilizzando il metodo della «psicoanalisi esistenziale» che chiama in causa la «scelta originaria» di Baudelaire, finisce per svilire l’uomo visto da sempre come il prototipo del «poeta maledetto». Quella di Sartre, spiega l’autore, è una «requisitoria abusiva» in cui il filosofo indossa i panni dell’«inquisitore» più che dell’«indagatore», interessato soprattutto a sostenere le proprie tesi faziose, a verificare le categorie ontologiche dell’esistenzialismo più che a ricercare nell’intimo l’autobiografia dolorosa del poeta. Il libro di Sartre, pur con la sua «maestria», non cattura il lettore. La replica di Blin intende ridefinire la «situazione di Baudelaire» restituendole quella verità che il filosofo aveva piegato indebitamente ai propri scopi. In tal senso l’autore finisce per porsi come una sorta di anti-Sartre. Il saggio Messe a punto e la rassegna di testi sul Baudelaire di Sartre, posti alla fine del volume, apportano un contributo fondamentale per una migliore comprensione del poeta...

Sebastiano Timpanaro
ALCUNE OSSERVAZIONI SUL PENSIERO DI LEOPARDI



Pagg. 88 - € 9,00

Il presente lavoro di Sebastiano Timpanaro, che si avvale nelle sue argomentazioni della svolta critica segnata dagli studi di Walter Binni e di Cesare Luporini, è una serrata indagine, filologica e filosofica insieme, che porta in primo piano la sostanza concettuale dell’opera di Leopardi, il quale fece della poesia un passaggio testimoniale per la definizione del suo pensiero.
La particolarità della posizione leopardiana, ancorata a una tradizione classicistico-illuministica, risiede nella rappresentazione del rapporto uomo-natura che esclude ogni metafisica consolatoria. Il critico, tenace avversario della linea idealista ottocentesca e poi crociana, vede nell’umana infelicità di cui ragiona il Leopardi materialista non già un romantico mal du siècle, né un’angoscia esistenziale, ma un’afflizione soprattutto fisica che egli converte in strenua strategia conoscitiva.
Leopardi viene esaminato lungo il dispiegarsi di un pensiero lucido, corrosivo pur dietro le sue forme limpide, che Timpanaro va ricomponendo attraverso le categorie del «materialismo» e del «pessimismo» per ridefinirne la visione del mondo e dell’uomo, con un’indagine sempre puntuale e poggiata sulle fonti.
L’appassionata esperienza di Timpanaro rimane uno dei rari esempi italiani di quella difficile unità fra campo di analisi e scelte di vita, fra ragione letteraria e ragione politica. Le pagine introduttive di Antonio Prete, che rivisitano con garbo e autorevolezza il lavoro del grande studioso, aiutano a metterci in ascolto di quell’interrogare che è il «respiro» della scrittura leopardiana...

Georges Blin
DI UN CERTO CONSENSO AL DOLORE

Pagg. 104 - € 10,00

Il trattato Di un certo consenso al dolore di Georges Blin, curato da Giuseppe Grasso, viene presentato qui per la prima volta in versione italiana. Si tratta di un testo del 1944 dove l’autore ricostruisce una personale ‘teoria del dolore’ di cui percorre i territori con estrema abilità. Si tratta di un lavoro pionieristico, non privo di una sua utilità sperimentale oltre che dimostrativa.
Il dolore, visto come un’esperienza inalienabile, è attivo e volontario e deve essere distinto dalla sensazione. Questa la tesi di Blin per il quale la sofferenza, che non è solo un patire ma è anche un agire, presuppone attenzione e interpretazione intellettuale e perciò, effettivamente, «un certo consenso». A sostegno delle proprie idee egli si ricollega a René Le Senne che interpreta il dolore come «contraddizione», un’incrinatura non insuperabile e che anzi deve essere superata.
Pagine interessanti sono dedicate allo stretto legame che unisce conoscenza e sofferenza, la cui «fitta» altro non è che il «pungolo» dell’intelletto. A confermare il carattere «intellettivo» del dolore è il «dialogo» che intrecciamo con esso. Più conosciamo, dunque, più soffriamo. Una sentenza nota dai tempi di Eschilo e che l’autore attualizza con esempi significativi da Montaigne a Valéry...

Percy Bysshe Shelley
DIFESA DELLA POESIA


Pagg. 80 - € 8,00

La Difesa della Poesia, scritta da Shelley nel 1821, un anno prima della prematura scomparsa, rappresenta il suo testamento spirituale. Il poeta vi confuta la tesi dello scrittore Thomas Love Peacock, che aveva profetizzato il declino dell’arte sotto l’incalzare della scienza, sostenendo la superiorità della poesia, vista come qualcosa di divino, su tutte le altre forme di conoscenza.
Sviluppando il saggio alla maniera di Bacone, egli porta gradualmente sotto gli occhi del lettore i vari aspetti del tema affrontato. Accanto alle valutazioni delle varie epoche storiche in cui la poesia ha trovato forma, troviamo intuizioni sulla natura del linguaggio, esplorazioni degli effetti sociali dell’esercizio poetico e, soprattutto, un’intensa profusione d’immagini liriche.
La mancanza della poesia nella vita umana crea un vuoto incolmabile; per questo Shelley ne reclama l’esistenza nei secoli deplorando il divario fra l’etica mercantile ottocentesca e l’esercizio disinteressato dell’immaginazione, che per lui è l’«organo» della natura morale dell’uomo. Se i poeti sono i «misconosciuti legislatori del mondo», è perché hanno la capacità di vedere oltre la realtà visibile e di operare un positivo mutamento nel pensiero e nelle istituzioni.
Lo scritto shelliano qui proposto, curato con rigore filologico da Rosario Portale, costituisce uno dei più alti punti d’arrivo dell’estetica etica romantica, un atto di fede assoluto nella poesia e una delle più chiare formulazioni che siano state date – dopo la famosa prefazione di Wordsworth alle Lyrical Ballads e alcune pagine memorabili della Biographia Literaria di Coleridge – dei motivi di quella fede...

Archipielago
Polifemo El deleite del ocaso Sulla traduzione Il sentimento della pittura

Leopoldo Marechal
POLIFEMO

Pagg. 136 - € 12,00

Polifemo, pieza breve escrita por Leopoldo Marechal en 1948, se inserta en una tradición del teatro argentino del siglo XX que reelabora temas y episodios de textos grecolatinos, donde el mito y la historia se entrelazan para dar cabida a la reflexión sobre la identidad nacional. Marechal parte del Canto IX de la Odisea homérica, cuando Ulises llega con sus compañeros a la gruta del cíclope; desde ese momento se desencadenan episodios hilarantes inspirados, a su vez, en el drama satírico de Eurípides El cíclope. Como en las metamorfosis de Ovidio, el escenario es Sicilia, pero el escritor argentino se aparta voluntariamente de las fuentes clásicas para aportar elementos característicos de la cultura local: gastronomía, música, figuras arquetípicas de la historia nacional, nombrados en un idioma pleno de inflexiones y giros regionales. Con Polifemo, una obra escrita hace casi setenta años pero inédita hasta el día de hoy, Edizioni Solfanelli hace posible, por primera vez, la lectura en español y en italiano de un texto polifónico que juega con la tradición clásica argentinizándola con inteligencia y humor...

Giuseppe Gatti Riccardi
EL DELEITE DEL OCASO

Pagg. 224 - € 16,00

El presente volumen ofrece un examen de la narrativa del escritor chileno Jorge Edwards (Santiago, 1931), Premio Cervantes en el año 1999, analizando tres novelas que el autor santiaguino ha ido redactando a lo largo de casi veinte años.
En la década del sesenta del siglo XX, la publicación de El peso de la noche (1964) pone de relieve la voluntad de representar la escisión social, económica y cultural de Chile y evidencia una de las características de la obra narrativa de Edwards: la presentación del declive de una estructura social anacrónica todavía anclada a un sistema estamental que impone rígidas jerarquías y códigos culturales que, a su vez, dan lugar a una cierta manera idiosincrática de interactuar, y –por ende– influencian la percepción de la otredad en el ámbito social nacional.
El estudio de la novela Los convidados de piedra (fresco epocal que vio la luz justo en el año del golpe de estado de Pinochet, en 1973)...

Giuliano Rossi e Giuseppe Sofo
SULLA TRADUZIONE

Pagg. 184 - € 14,00

Questo libro è il frutto di una riflessione comune sulla traduzione in tutti i suoi aspetti; linguistici, letterari e culturali. Fin dal titolo, Sulla traduzione. Itinerari fra lingue, letterature e culture, l’obiettivo dichiarato è quello di sondare l’identità plurale della traduzione e di allargare il campo degli studi sul genere alle influenze di altre discipline umanistiche. La pratica linguistica della traduzione ha infatti, in senso ampio, giocato un ruolo fondamentale per la costruzione delle nostre culture contemporanee ed è destinata, senza dubbio, ad assolverne uno ancora maggiore in un mondo in movimento, nel quale il contatto tra lingue e culture diverse è costante, e siamo chiamati a vivere, a parlare, a scrivere, per usare le parole di Édouard Glissant, «in presenza di tutte le lingue del mondo».
La divisione del volume in due parti, la prima dedicata alla pratica della traduzione letteraria e la seconda consacrata alla traduzione come processo culturale, non vuole riflettere una presunta separazione tra pratica della traduzione e aspetti culturali che essa comporta, mobilita e da cui è influenzata. I sentieri che attraversano il tema dell’“ospitalità del testo” e della “traduzione dell’altro e dell’altrove” sono al tempo stesso indipendenti e ricchi di intersezioni: abbiamo provato a collocarci sugli incroci per moltiplicare le strade verso cui aprire lo sguardo...

Ramón Gaya
IL SENTIMENTO DELLA PITTURA

Pagg. 144 - € 12,00

Ramón Gaya (Murcia, 1910 - Valencia, 2005) approdò in Italia nel 1956 in maniera definitiva, dopo un lungo esilio messicano iniziato nel 1939 e causato dalla sconfitta della II Repubblica spagnola e dall’inizio della dittatura franchista.
Fin da bambino Gaya aveva dimostrato un innato talento per la pittura che a soli diciassette anni lo portò, grazie a una borsa di studio, prima a Madrid, dove conobbe le più eminenti figure dell’arte e della cultura spagnola, e poi a Parigi dove frequentò l’avanguardia pittorica di allora, Picasso tra gli altri.
Saggista e poeta non tardò a farsi conoscere attraverso le riviste quali Verso y Prosa, Mono azul, Hora de España in Spagna e Las Españas, Cuadernos Americanos, El hijo Prodigo in Messico.
Nel 1960, a Roma viene pubblicato il suo primo volume, Il sentimento della pittura, nella collana dei “Quaderni di pensiero e di poesia” a cura di Elena Croce e María Zambrano nella casa editrice De Luca, volume che pochi mesi dopo apparirà nell’edizione spagnola...

Intervento
Thorstein Bunde Veblen Agonismi politici I miei anni con Adriano Olivetti Futurismo come prefascismo

Franco Ferrarotti
THORSTEIN BUNDE VEBLEN

Pagg. 104 - € 10,00

Questo libro è una rivisitazione critica dell’opera dell’analista sociale radicale americano Thorstein B. Veblen. La novità è da vedersi nel tentativo di comprendere Veblen nel suo contesto storico-culturale allo scopo di misurarne tutta la potenza predittiva circa l’evoluzione del capitalismo da «produttivo» a «finanziario», valutare il misterioso legame fra marginalità e creatività e quindi il fallimento, dal punto di vista della carriera, di Veblen, mai giunto alla posizione di professore ordinario in quanto non ottenne mai la tenure né a Chicago né a Stanford e neppure alla Washington University di Saint Louis nel Missouri. Ma l’aspetto più originale di questo contributo riguarda l’incredibile incomprensione degli stessi marxisti e radicali americani, da Paul Baran a P. Sweezy, che vedono in lui solo uno spenceriano in ritardo, a C. Wright Mills, che finisce per farne un tecnocrate, e a David Riesman, che ne riduce, con una interessante interpretazione psicoanalitica, tutta la critica sociale a un oscuro risentimento contro il padre...

Alessandro D'Ascanio
AGONISMI POLITICI

Pagg. 128 - € 11,00

Il fenomeno sportivo indagato nelle sue correlazioni con alcune delle dinamiche fondamentali dell'età contemporanea: l'affermazione della borghesia e del suo universo valoriale, il processo di costruzione degli stati nazionali, il germogliare delle culture politiche, la lotta di classe, il consenso al regime fascista, le relazioni internazionali in ambito mediterraneo attraverso l'alternarsi di una rassegna storiografica, due studi sull'ideologia e due approfondimenti su eventi agonistici. Il filo conduttore della silloge è rappresentato dal rilievo assegnato alla dimensione sportiva da parte di gruppi dirigenti, intellettuali e critici nella delineazione di strategie politiche e nel governo di sviluppi economici e sociali. Lo sport diviene, sotto tale prospettiva e attraverso opportune comparazioni, un'originale chiave di lettura per la comprensione storica...

Franco Ferrarotti
I MIEI ANNI CON ADRIANO OLIVETTI

Pagg. 80 - € 8,00

Questo breve saggio è un pro-memoria, riguarda le esperienze vissute dall'Autore a stretto contatto con uno dei più lungimiranti e meno compresi imprenditori italiani della prima metà del Novecento.
La lezione di Adriano Olivetti è valida ancora oggi e lo sarà anche più decisamente nel prossimo futuro, se si vorrà ancora puntare sull'industrializzazione senza disumanizzazione.
Il problema odierno dello sviluppo tecnologico consiste nel comprendere la contraddizione dell'azione tecnicamente progredita di oggi: una struttura di dominio che però, per funzionare, ha bisogno della collaborazione di tutte le parti che vi contribuiscono.
La figura di Adriano Olivetti aspetta ancora oggi di venire scoperta e compresa in tutta la sua portata. Questo libro è una piccola testimonianza a questo scopo...

Franco Ferrarotti
FUTURISMO COME PREFASCISMO

Pagg. 144 - € 12,00

L’intento di questo libro consiste nel sottolineare una caratteristica fondamentale della storia italiana, un filo rosso che vede l’emozione contro la ragione, l’improvvisazione e i lazzi della commedia dell’arte, priva com’è noto di una trama, contro il calcolo razionale o, quanto meno, il progetto ragionevole.
Il movimento futurista, che riflette la crisi della società elitaria, ha indubbie ricadute sociali e politiche, implica il passaggio da una liberal-democrazia di notabili a un regime democratico di massa, che paradossalmente trova nel fascismo il suo sbocco mortale e finisce per giustificare la dittatura.
Il dialogo dei futuristi con i fascisti è intenso. Con il prevalere e il consolidarsi dei Fasci (dai quali Marinetti e altri futuristi si distaccheranno nella primavera del 1920) prende inizio la dissoluzione del futurismo in quanto effettivo movimento d’avanguardia...


Rasselas
Come leggere Robinson Crusoe Come leggere Heart of Darkness Come leggere A Passage to India Come leggere Hard Times

Michela Marroni
COME LEGGERE ROBINSON CRUSOE

Pagg. 184 - € 14,00

Pubblicato nel 1719, Robinson Crusoe si colloca all’origine del romanzo moderno non solo nella celebrazione dell’individualismo borghese, ma anche nella definizione di una prosa in cui s’incontrano realismo e invenzione artistica. Oltre ad essere interprete e icona del nascente spirito commerciale, il suo eroe è in primo luogo un mito culturale che ha ispirato e continua a ispirare riscritture, rifacimenti, trasposizioni filmiche e teatrali, traduzioni in tutte le lingue conosciute.
In quanto puritano e dissenziente, Daniel Defoe – giornalista, viaggiatore e cronista dei cambiamenti socioeconomici – scrisse Robinson Crusoe con l’intento di proporre “un libro di robusta ossatura morale” (Italo Calvino). Tuttavia, i risultati andarono ben oltre le intenzioni autoriali: imitata in tutta Europa, l’opera divenne subito parte dell’immaginazione popolare e da allora rimane uno dei romanzi più letti e amati di sempre.
Come leggere “Robinson Crusoe” presenta una lettura del testo che pone particolare attenzione alle sue molteplici tematiche al di là di ogni rigida gabbia interpretativa...

Saverio Tomaiuolo
COME LEGGERE HEART OF DARKNESS

Pagg. 160 - € 13,00

Quando nel 1899 Joseph Conrad pubblicò a puntate Heart of Darkness, proprio a ridosso del nuovo secolo, egli non poteva certo prevedere l’impatto di quel racconto sull’immaginario letterario e artistico mondiale. Da quel momento i sistemi culturali occidentali si sarebbero riflessi nello specchio oscuro delle vicende raccontate dall’ambiguo, e tutt’altro che eroico, traghettatore di storie che risponde al nome di Charlie Marlow.
Heart of Darkness, in superficie, sembrerebbe solo il resoconto del viaggio fallimentare di Marlow all’interno dell’Africa, inviato da una compagnia commerciale lungo il fiume Congo con lo scopo di ritrovare le tracce dell’emblematico comandante di una stazione d’avorio, il sig. Kurtz. Tuttavia, con l’approssimarsi di Marlow al cuore di tenebra africano, i contorni della narrazione e persino l’associazione tra segno e senso sembrano sfaldarsi, fino a condurlo al nucleo ultimo di un “orrore” atavico, eppure pienamente calato nella modernità. Se la storia della letteratura sarebbe cambiata da allora in avanti, anche quella dell’Africa sarebbe stata riscritta secondo nuove coordinate ideologiche, che avrebbero spazzato via le eroiche (benché menzognere) narrazioni di penetrazione e conquista coloniale per fare spazio a una più amara riflessione sulla presunta superiorità dell’uomo bianco.
Dopo aver offerto una panoramica della “poetica dell’esperienza” di Conrad, finalizzata ad introdurre il lettore nell’universo narrativo della sua storia di ambientazione africana, Come Leggere ‘Heart of Darkness’ propone un’analisi serrata delle tematiche principali del racconto, suggerendo spunti per ulteriori decodifiche di una vicenda che ha ormai valicato i suoi stessi confini cronologici e geografici, per proiettarsi nel tempo e nello spazio infinito dei capolavori letterari...

Tania Zulli
COME LEGGERE A PASSAGE TO INDIA

Pagg. 160 - € 13,00

A Passage to India fu l’ultima opera scritta da Forster. Pubblicato nel 1924 e ispirato da due viaggi compiuti dall’autore in India, il romanzo non ha solo l’obiettivo di esplorare i complessi rapporti tra Oriente e Occidente, ma è anche un’analisi delle possibili convergenze di valori individuali e sociali colti nella prospettiva degli ideali umanistico-liberali. Gli interrogativi che Forster si pone sono gli stessi che avevano occupato le sue opere precedenti, contestualizzati in un diverso scenario: è possibile creare legami tra gli esseri umani? Che cosa accade quando i principi morali su cui si fonda la società sono dislocati in un territorio estraneo? I dilemmi esistenziali possono trovare soluzioni abbracciando la dimensione mistica e spirituale della vita?
Dal punto di vista formale, A Passage to India assume un ruolo importante nella letteratura dell’inizio del Novecento come rappresentazione del disagio legato alla forma del romanzo in quanto genere letterario non più adatto a ritrarre la complessità dell’esistenza. Allo stesso tempo, esso delinea la volontà di cercare nuove forme di espressione che si allontanano dal realismo ottocentesco privilegiando i livelli simbolici della coscienza, senza però risolversi nell’astrazione del modernismo. Come leggere “A Passage to India” si propone di fornire una lettura che evidenzi la posizione di Forster in bilico tra sentire tardovittoriano e impulsi antivittoriani, mostrando come, dalla destabilizzazione generata dal conflitto degli opposti, emerga il quadro del rapporto tra individuo e mondo...

Anna Enrichetta Soccio
COME LEGGERE HARD TIMES

Pagg. 144 - € 12,00

Pubblicato nel 1854, Hard Times si impone subito all’attenzione del pubblico sia per il suo dichiarato intento polemico (negazione della validità dell’utilitarismo), sia per il grande impatto immaginativo che Dickens riesce ad esercitare sui lettori vittoriani. Toccando temi che combinano umanesimo e industrializzazione, difesa dell’individuo e movimenti sindacali, affermazione del principio di libertà milliano e implicita visione cristiana del mondo, lo scrittore dimostra che non esistono facili formule o gratificanti definizioni per configurare la complessità dei rapporti umani.
Con la pubblicazione di Hard Times, il romanzo vittoriano subisce un notevole impulso in direzione di una rappresentazione realistica della società coeva, senza tuttavia rinunciare mai al piacere di una visionarietà di nuovo conio. In Hard Times, Dickens mostra come la sua arte sia “inimitabile” e abbia già il respiro e l’impegno morale delle grandi opere della maturità...

Saperi
Falangismo e Fascismo Giuseppe Bottai Foibe: un conto aperto Aspetti storici e politici del fascismo

Giulio Alfano
FALANGISMO E FASCISMO

Pagg. 72 - € 8,00

Quando si parla della Spagna si omette, nella stessa terra iberica, di parlare scientemente dell’esperienza politica e istituzionale del falangismo di Francisco Franco (1892-1975) che ha rappresentato una versione particolare del pensiero politico europeo del XX secolo, ma è stato spesso erroneamente interpretato come una variante locale del fascismo italiano.
In questo breve studio affronteremo invece l’analisi dei fondamenti politici e delle condizioni storiche che hanno condotto al falangismo, confrontandolo con il fascismo all’apice del suo potere e poi di fronte al colpo di stato del 25 luglio 1943 che ne segnò la traumatica fine.

Piero Vassallo
GIUSEPPE BOTTAI



Pagg. 56 - € 6,00

In un’epoca segnata dalla depravazione della politica moderna e dalla inarrestabile baldoria degli usurai, la riforma corporativa dello Stato, elaborata nella Normale di Pisa, offre un termine di paragone utile agli studiosi seriamente impegnati nella ricerca di una via d’uscita dall’angoscioso/soffocante tunnel mondialista. Di qui la proposta di riabilitare il pensiero di Giuseppe Bottai, il geniale politologo, che aveva svelato le ragioni del primato del cattolicesimo nell’esperienza fascista.
Negli anni Cinquanta, Bottai avrebbe potuto dare un senso al partito post-fascista, sottraendolo alla solitudine sognante un’anacronistica alternativa di sistema, prima di adeguarlo al compito di riformare la democrazia liberale. Bottai fu purtroppo respinto da quell’invidia mascherata da sterile intransigenza, che condurrà la destra italiana sulle vie di quella cieca ambizione, che passerà dall’antifascismo farneticante alla catastrofica identità liberale, prima di essere maciullata dall’ingranaggio costruito dall’oligarchia mondialista...

Rossana Mondoni e Luciano Garibaldi
FOIBE: UN CONTO APERTO

Il testamento di Licia Cossetto

Pagg. 56 - € 6,00

Licia Cossetto, sorella di Norma, la prima martire delle foibe, è stata trascinata nella tragedia che ha coinvolto anche suo padre e molti altri familiari, diventando portavoce e testimone di quella storia del confine orientale che, alla fine della Seconda guerra mondiale, ha coinvolto Istriani, Fiumani, Dalmati, strappandoli dalle loro terre solo perché volevano rimanere italiani e non erano disposti ad accettare il regime comunista del maresciallo Tito.
Della storia delle sue genti, Licia rimase testimone coerente e fedele fino alla fine, condusse con coraggio molte battaglie per far emergere la verità dei fatti contro chi tendeva e tende a confondere e sminuire gli eventi storici. Donna molto forte e saggia, sapeva ricordare senza odiare anche se non temeva di chiamare con il loro nome gli assassini...

Luigi Gagliardi
ASPETTI STORICI E POLITICI DEL FASCISMO


Pagg. 80 - € 8,00

Questa esegesi del fascismo rappresenta un sommario adatto a una ricerca storico-politica con carattere di aderenza scientifica.
Ieri come oggi la perdurante attenzione che da ogni parte viene riservata alla storia e alla dottrina del fascismo sembra superare l’importanza di quella riservata alla democrazia cristiana, al socialismo, al comunismo, movimenti questi risultati vincenti nella competizione bellica e in quella storico-politica successiva alla Seconda Guerra mondiale. Gli stessi esponenti di detti movimenti, siano essi italiani o stranieri, non riscuotono, almeno dal punto di vista divulgativo, quella attrazione che riscuote Mussolini...

il Calamo e la Ferula
D'Annunzio e il suo dialetto Céline magico Ovidio nella Divina Commedia Julius Evola

Licio Di Biase - Daniela D'Alimonte
D'ANNUNZIO E IL SUO DIALETTO


Pagg. 80 - € 8,00

Due saggi differenti per analizzare la produzione dialettale abruzzese di Gabriele d’Annunzio. Licio Di Biase ripropone poesie e lettere dialettali del Vate corredandole di notizie storiche e di opportune riflessioni sulla Pescara del tempo; l’intervento di Daniela D’Alimonte, che mancava agli studi dannunziani, per la sua impostazione rigorosamente linguistica, apporta un contributo definitivo all’analisi delle scritture dialettali del poeta. Proposte preziose entrambi, che concorrono a fare luce sui legami di d’Annunzio con volti e nomi della sua trasognata nostalgia abruzzese...

Marina Alberghini
CÉLINE MAGICO


Pagg. 96 - € 9,00

Presente da sempre nella grande letteratura del Novecento come uno scrittore estremamente realistico fino alla brutalità, e dalla vita avventurosa fatta di sfide continue e affrontata con estrema concretezza, pochi sanno invece che Louis-Ferdinand Céline fu anche vicino ai misteriosi messaggi che ci giungono dall’Altrove. Confesserà infatti che per lui, che possedeva un’immensa riserva di poesia e immaginazione, il quotidiano sarà sempre solo un duro dovere di denuncia: «Io sono celtico, prima di tutto SOGNATORE BARDICO — è veramente là il mio dono — io l’ho piegato al realismo per odio verso la crudeltà degli uomini — per il gusto della lotta — ma in realtà la mia musica è la leggenda.» E in effetti Céline fu profetico e visionario come i Druidi ed ebbe molte esperienze di precognizione. Il suo rifugio contro gli orrori del mondo contingente, che la sua penna denunciava spietatamente, sarà quella che chiamava la “féerie”, il mondo di Entità e di Archetipi mitici, che per lui furono la Danza, la Musica, la Leggenda e il Mito, i Castelli, l’Arte, i Gatti, i Fantasmi. Là dove regnano l’extrasensoriale e il paranormale, il mondo di quelle vibrazioni che lo scrittore chiamava le “onde”, dalle quali confessava gli arrivasse il suo dire, e al quale hanno accesso solo pochi privilegiati, come gli artisti, i sensitivi, i mistici. Come celtico, si sentì sempre figlio di quel Paese favoloso, nelle cui foreste occhieggiano creature come gli elfi, i folletti e le fate. Non a caso infatti Céline amò particolarmente Hieronymus Bosch, il Mago della Visione...

Giuseppino Mincione
OVIDIO NELLA DIVINA COMMEDIA



Pagg. 72 - € 8,00

È risaputo che Dante si è ispirato soprattutto a Virgilio e poi ad Ovidio, Orazio, Lucano e Stazio.
Scorrendo i versi e gli episodi della Divina Commedia, si presentano alla nostra attenzione passi infiniti, nei quali Dante ha attinto a piene mani da Ovidio per illustrare e rendere più visibili e vivaci episodi e personaggi da lui descritti. A contarli sono veramente tanti i passi in cui Dante e Ovidio hanno collaborato, per così dire, per costruire tutta l’impalcatura della Divina Commedia.
Ne è venuta fuori una ricerca minuziosa sui singoli passi danteschi comparandoli con i suggerimenti forniti da Ovidio; una indagine sistematica su ciascuna delle tre cantiche veramente singolare...

Paolo Rizza
JULIUS EVOLA

Antimoderno o Ultramoderno?

Pagg. 96 - € 9,00

Tracciando il proprio percorso culturale ed esistenziale ne Il cammino del Cinabro, Julius Evola ricordava che il suo «incontro con pensatori come Nietzsche, Michelstaedter e Weininger … valse ad alimentare una tendenza di base, anche se, a tutta prima, informe confuse e in parte distorte, quindi con una mescolanza del positivo col negativo.»
Tale indicazione fornisce inoppugnabili riprove del fatto che il rapporto istituito dal pensiero del filosofo “trans idealista” con le dimensioni plurime della modernità, si rivela gravido di implicazioni ben più complesse di quanto non traspaia da giudizi e interpretazioni che tendono a isolare i presupposti della sua riflessione politica dal retroterra metafisico e intellettuale del tradizionalismo “neo-pagano”.
In conformità a questa fondamentale premessa, le pagine seguenti tentano di lumeggiare come l’opera evoliana sia caratterizzata da una paradossale e ardua coesistenza tra l’accettazione delle occultate radici esoteriche del mondo moderno e il ripudio delle sue conseguenti proiezioni storico-politiche...

il Voltaluna
Davanti al camino Storie molto antiche Santa Sunniva e gli uomini di Selje Il mistico sogno

Theodor Storm
DAVANTI AL CAMINO

Pagg. 72 - € 8,00

Nell’opera narrativa di Theodor Storm — uno degli scrittori in Germania più popolari, soprattutto per Immensee, lettura prediletta del giovane Mann — Am Kamin rappresenta senz’altro un’eccezione. Lo stesso Storm esitò a lungo prima di pubblicare questa novella così inquietante, dove, come ebbe a dire, “il mondo quotidiano non viene percorso in ferrovia, ma con gli stivali delle sette leghe”.
Come scrive nell’Introduzione Antonio Pasinato, Davanti al cammino «presenta situazioni in cui fenomeni che superano e contraddicono l’esperienza sensibile non solo si combinano con il noto e il quotidiano, ma lo sconcertano, diventandone ora la guida, ora la catastrofe, ora infine restando solo un sinistro segnale, lanciato da un mondo sconosciuto.»
Il motivo ricorrente e più originalmente articolato delle storie narrate è quello dei sogni incrociati, dove i rapporti umani sembrano prendere una piega più autentica. Alcuni di questi momenti onirici possono sembrare una comoda duplicazione della realtà; altri invece ne rivelano il lato più vero, che può essere crudele, ma anche gratificante...

Francesca Alexander
STORIE MOLTO ANTICHE

Pagg. 96 - € 9,00

Dal libro I servi nascosti e altre storie molto antiche (1901), sono tratti il poemetto Il crocifisso della Providenza, La vecchia cantastorie (fungente da proemio), I lupini e Suora Marianna — splendidi per il perfetto equilibrio tra narrazione e poesia, per le introspezioni della natura e degli animi, per il climax verso l’apparizione sacra.
La Sorellaccia — mai edito in volume nemmeno in America — è il capolavoro in prosa di Francesca Alexander assieme alla Storia di Ida. Anzi, qui forse il realismo dello stile si fa ancora più ardito, per il cambio di scena, senza soluzione di continuità, tra la dimensione terrena e quella celeste.
Nel 1877 l’autrice quarantenne regalò il manoscritto — ottanta pagine in-folio — a Pauline Agassiz Shaw (1841-1917) a cui si deve l’introduzione in America degli asili infantili e di scuole per bambini immigrati ebrei e italiani.
«Francesca sentiva — ricordò Constance — che gli italiani potevano essere capiti solo attraverso l’amore, e fu proprio questa chiave che le apriva tutti i cuori. Diceva: “Non ho mai visto una persona malvagia. Ho visto coloro che erano chiamati malvagi, ma erano del tutto buoni e cari”.» ..

Sigrid Undset
SANTA SUNNIVA E GLI UOMINI DI SELJE

Pagg. 64 - € 7,00

Per accertare l’origine di un suono possente e misterioso, il naturalista inglese Bassett penetra nel “cuore di tenebra” dell’isola di Guadalcanal. Inseguito dai cacciatori di teste e spossato dalla malaria, Bassett viene soccorso infine da una donna dall’aspetto ripugnante che lo conduce nella propria tribù e s’innamora di lui. Sfruttando cinicamente l’amore di costei, egli riuscirà a scoprire la fonte di quel suono soprannaturale: sepolta nell’altopiano dell’isola giace una sfera gigantesca dai riflessi rossastri che, se percossa, sprigiona una musica celestiale...

Gabriele d'Annunzio
IL MISTICO SOGNO

Pagg. 80 - € 8,00

Il fantastico: più che un genere, un lato della letteratura a cui molti scrittori si sono affacciati, per ritrarsene a volte esitanti o immergervisi completamente. È accaduto a Lampedusa con Lighea, un racconto che ci fa comprendere più profondamente e quasi emblematicamente l’autore del Gattopardo. È accaduto ad un altro narratore “realista”, Perez Galdós, con La sombra, diventato una specie di classico del genere. Ma né Lampedusa né Galdós sono rimasti nella storia letteraria per quei racconti.
Esiste, quindi, un fantastico d’habitude, che ben conosciamo, soprattutto attraverso certi autori dell’Ottocento, e un fantastico occasionale, quasi del tutto da scoprire...

Micromegas
Il fermento e non Gabriele D'Annunzio nelle lettere a Giancarlo Maroni (1935) Il sogno del vampiro Il mito della sociologia

Sandro de Nobile
IL FERMENTO E NON

Pagg. 160 - € 13,00

Come in un esperimento scientifico, in questo saggio de Nobile mette la cultura abruzzese del secondo dopoguerra a reagire con il principale fermento artistico dell’epoca, il Neorealismo.
Per cultura abruzzese s’intende in particolare quella rappresentata dalle riviste letterarie, la cui centralità nelle dinamiche intellettuali è ormai acclarata, riviste che, dal punto di vista geografico, coprono pressoché interamente il territorio regionale; per fermento neorealista, invece, s’intende soprattutto l’espressione di tale tendenza in campo letterario, anche se non mancano puntate su altri terreni, dal cinema alla pittura, e più in generale nel campo della cultura laica, materialista e razionalista italiana nel periodo che va dal 1948 al 1959.
Ne viene fuori una fotografia dell’intellighenzia abruzzese piena di chiaroscuri, dove alle diverse aperture nei confronti della temperie neorealista corrispondono altrettante chiusure dettate da un’impostazione culturale fortemente tradizionalista e reazionaria, a volte grettamente rinchiusa entro un orizzonte che non vede oltre la pesantissima ipoteca dannunziana...

Ruggero Morghen
GABRIELE D'ANNUNZIO NELLE LETTERE A GIANCARLO MARONI (1935)

Pagg. 136 - € 11,00

A Quarto, nel 1935, Carlo Delcroix celebra la partenza dei Mille e il memorabile discorso di d’Annunzio per l’intervento. Anche il Comune di Milano omaggia lo scrittore abruzzese donandogli una statua dello scultore Minerbi.
Finalmente si pubblica il Libro segreto, confessione di un d’Annunzio tentato di morire e quasi presago della propria fine. Il poeta scrive a Mussolini: “Il mio cranio di lucido vetro può incrinarsi improvvisamente”. I messaggi del poeta dal principato Vittoriale sono per i Francesi, per il legionario fiumano Agostino Lazzarotto in partenza per la guerra d’Africa (“Partirei anch’io, se non fossi decrepito e infermo”) e la vedova di Cesare Battisti, in occasione della tumulazione della salma del martire sul Doss Trento.
Gian Carlo Maroni, l’architetto del Vittoriale, nel ’35 crea su invito di Fulvio Balisti il sacrario di Ponti sul Mincio, diventa accademico di San Luca e riceve in dono un rustico dal comune di Riva, la sua città...

Giorgio Rimondi
IL SOGNO DEL VAMPIRO

Pagg. 96 - € 9,00

Alla fine del XIX secolo, quasi contemporaneamente, furono pubblicati l'ultimo grande romanzo gotico e la prima indagine moderna sul mondo onirico: Dracula di Bram Stoker e L'interpretazione dei sogni di Sigmund Freud.
In modi diversi ma convergenti entrambi gli autori hanno fatto irruzione nel cuore del positivismo mostrando come i fatti, compresi quelli onirici, non sono forme inerti ma in movimento, e non se ne stanno in attesa di venire inseriti in un racconto teleologico. Hanno intuito che il passato non è un insieme di cose fissate una volta per sempre ma un concentrato di speranze e desideri, che la memoria è intessuta di vuoti e il tempo di latenze, e che il sognare partecipa della storia.
Mettere Freud con Stoker significa credere che il tempo psichico alteri il tempo storico. Poiché nella storia, come nella vita psichica, non ci sono distruzioni assolute, di cui non resti qualche traccia o qualche impronta che sopravvive al tempo e continua a interrogare il presente. Se infatti il XIX secolo ha fissato la fisionomia del vampiro una volta per tutte, identificandola nel nome di Dracula, lo psichismo contemporaneo continua a segnalare le sopravvivenze di quel nome, il suo non volersi estinguere...

Mario Sammarone
IL MITO DELLA SOCIOLOGIA

Intervista a Franco Ferrarotti

Pagg. 136 - € 11,00

Le vite di alcuni uomini meritano di essere raccontate e per la loro valenza archetipica meritano l'appellativo di mitiche — mito, dal greco mythos, vuol dire storia — la storia della vita di un uomo raccontata, rivissuta, tramandata ma che a differenza delle altre vite diventa un vero modello, quasi un archetipo, per tutte le altre.
Sicuramente l'esistenza di Franco Ferrarotti è stata a suo modo mitica, per quello che il professore emerito di sociologia, vero fondatore delle scienze sociali in Italia, ha saputo creare. Pertanto Il mito della sociologia vuole essere il racconto dell'antefatto, ovvero di come le scienze sociali siano entrate nella vita comune di questo paese, ma anche un'attenta analisi riguardo la condizione umana nella società attuale, della tecnica e dei social network radicalmente diffusi, a partire dal pensiero stesso di Ferrarotti ma anche da una rilettura di alcuni modelli di sviluppo che hanno saputo mostrare una via di armonia politico-sociale come quella di Adriano Olivetti...

I Diamanti
Al gancio del Negroni Sotto due namdiere Storia Il Regno di Sicilia

Stefano Baruzzo
AL GANCIO DEL NEGRONI

Pagg. 376 - ill. - € 30,00

Inviato da Roma alla guida del giornale del PNF di Massa Carrara per portare in provincia la «rivoluzione antropologica» del regime, Stanis Ruinas, proveniente dall’«Impero» dei futuristi Settimelli e Carli, impostò un giornale «di battaglia», che in nome dello «stile fascista» condusse campagne verso le banche, i commercianti, la stampa.
Assai violenta fu quella contro gli industriali elettrici, mentre verso gli industriali del marmo locali fu condotta una campagna di moral suasion, secondo le direttive di governo e partito. Ruinas pose l’impronta dell’intransigentismo fascista sui temi di rilevanza nazionale: la missione della stampa, corporativismo e sindacalismo, la questione femminile, la politica estera, i rapporti con la Chiesa, le politiche del regime di fronte alla crisi economica.
La vicenda giornalistica apre una finestra su un mondo provinciale animato da gerarchi nazionali e locali, industriali e sindacalisti, vescovi e sacerdoti, giornali e giornalisti, prefetti e ministri, fino allo stesso Mussolini, e rivela le contraddizioni del tentativo di traduzione del totalitarismo fascista nelle realtà provinciali, che porteranno il fascismo «rivoluzionario» del giornalista a infrangersi nel fascismo «conservatore» tornato alla guida del PNF locale con la sconfitta del ras Renato Ricci nel lungo conflitto con i grandi industriali del marmo...

Fabrizio Di Lalla
SOTTO DUE BANDIERE

Pagg. 376 - ill. - € 30,00

I due argomenti trattati in questo libro non hanno nulla in comune se non i luoghi e i tempi in cui si svolsero. Il primo, la resistenza etiopica contro l’occupazione italiana, la prima guerra patriottica di liberazione del XX secolo, si propone di integrare quanto già scritto, approfondendo soprattutto l’aspetto sociale dello scontro e le reazioni psicologiche di protagonisti e gregari dei fronti opposti, con la descrizione dei comportamenti dettati da speranze e illusioni, paure ed eroismi, generosità e soprattutto crudeltà. I riflessi della guerriglia furono drammatici per la società nativa e per quella italiana.
L’altro tema, la resistenza italiana contro gli inglesi accesasi dopo la sconfitta, nella sua ampia trattazione, è una pagina inedita della storiografia italiana. Finora, era rimasta avvolta nella nebbia che solo gli scritti autobiografici di alcuni protagonisti avevano cercato di diradare, senza, peraltro, riuscirci per l’eccessiva enfasi contenuta nelle loro memorie, l’esagerazione nella valutazione degli episodi di cui furono protagonisti e l’assenza di una visione complessiva del fenomeno.
Fu opposizione armata, attività assistenziale verso i bisognosi della comunità italiana molti dei quali erano rimasti intrappolati in colonia privi di risorse, e resistenza alla decisione britannica di azzerare la presenza dei nostri connazionali in Etiopia attraverso i rimpatri o la deportazione...

Gaetano Rasi
STORIA DEL PROGETTO POLITICO ALTERNATIVO DAL MSI AD AN (1946-2009) Vol. I

Pagg. 224 + 8 ill. - € 18,00

Quest’opera vuol essere per grandi linee la storia delle idee, dei programmi e del progetto politico espressi sia da coloro che diedero vita sul piano politico al Msi e sul piano sindacale alla Cisnal sia di quanti altri proseguirono il cammino con rinnovate proposte sotto le sigle del Msi-Dn, di An e dell’Ugl. In questo primo volume viene documentato che per la dirigenza missina lo scopo non fu affatto, e ciò fin dall’inizio, quello di accontentare dei reduci nostalgici ed inconcludenti (a tal proposito va ricordato il “non rinnegare e non restaurare” della mozione conclusiva del Primo Congresso del Msi illustrata da Augusto De Marsanich), ma fu quello di avere un ruolo fondante e non contingente. Insomma per il Msi non si trattava affatto di quell’“inserimento” nella dialettica partitocratica, fine a sé stessa, nella quale poi taluni suoi esponenti si sarebbero piegati ai fini di un precario ruolo personale, bensì della affermazione di una missione storica volta a realizzare un cambiamento globale al posto del sistema vigente. Su questo argomento finora è mancata un’indagine sulla ideologia di un movimento, come quello missino, la cui identità non si può oggettivamente definire né neofascista né postfascista perché si andò elaborando ben diversamente. Questo primo volume, relativo agli anni che vanno dalla nascita del Msi nel 1946 al 1969 (inizio della seconda Segreteria Nazionale di Giorgio Almirante), riporta e commenta i documenti conclusivi dei suoi primi otto Congressi, dai quali risulta la costante dottrinale del partito, costanza che viene mantenuta anche nei periodi successivi come risulta dai deliberati dei suoi organi statutari e sostanzialmente dal fecondo, seppur vivace, dibattito interno...

Mariano Marrone
IL REGNO DI SICILIA

Pagg. 272 - € 23,00

L’autore ha inteso mettere a frutto gli studi e le pazienti ricerche riguardanti la gloriosa e drammatica storia del regno di Sicilia, descrivendone in modo chiaro e puntuale le intricate vicende dalla sua fondazione da parte di Ruggero II, seguita alla conquista normanna dell’XI secolo, fino agli albori del Cinquecento. Nel XVI secolo infatti la contemporanea invasione della penisola da parte degli eserciti di Spagna e di Francia determina la fine dell’indipendenza del Regno e l’estinzione della dinastia aragonese napoletana.
Il testo offre al lettore un quadro organico e per quanto possibile completo e chiaro della lunga vicenda storica del regno di Sicilia analizzata nelle sue luci e nelle sue ombre, dagli splendori di Ruggero II d’Altavilla, di Federico II di Svevia e di Alfonso V d’Aragona alle drammatiche lotte del potere regio contro il ceto baronale, costantemente in rivolta per difendere i privilegi e l’autonomia dei propri feudi dalle pretese centralistiche dei sovrani. Sullo sfondo sono tracciate le linee del complesso panorama politico europeo e del rapporto conflittuale del regno con l’impero e con il papato nei cinque secoli che segnano il passaggio dall’alto Medioevo all’età moderna...

Athenaeum
Stepping out of Plato’s Cave Scrittori piemontesi del Novecento Giulio Cesare Croce: Bertoldo e il mondo popolare Il «neo-umanesimo» di Nino Pino

Ran Lahav
Stepping out of Plato’s Cave

Pagg. 208 - € 15,00

In this book, Ran Lahav presents his vision of the theory and practice of philosophical practice, which he has been developing over the past 24 years. Philosophical practice is an international movement of philosophers who believe that philosophy is relevant to our everyday life, because it can touch us and inspire us and help us live more fully.
The vision presented in this book is ambitious. Unlike those who give philosophy the limited task of logical analysis and problem-solving, Ran Lahav regards philosophy as capable of transforming life and elevating it. This view is faithful to the visions of many great philosophers throughout the ages – Plato, Marcus Aurelius, Rousseau, Nietzsche and many others. Using Plato’s famous Allegory of the Cave, he explains that the role of philosophy is to inspire us to step out of the narrow “cave” in which we are imprisoned towards greater horizons of human existence.
This book covers both the theory and the practice of philosophical practice, as they apply to its main branches: philosophical counseling, self-reflection groups, and philosophical-contemplative companionships. On the theoretical level, it presents a general conception of everyday life and its limitation, of the power of philosophizing, and of personal self-transformation. On a practical level, it explains in detail the process of philosophical practice, its different stages, strategies and techniques. Many examples and case-studies illustrate these ideas in a concrete, accessible way. Overall, this book is a complete guide to anybody who is interested in philosophical practice, from the beginner to the experienced philosophical practitioner...

Antonio Catalfamo
SCRITTORI PIEMONTESI DEL NOVECENTO

Pagg. 264 - € 18,00

Antonio Catalfamo, come coordinatore dell’«Osservatorio permanente sugli studi pavesiani nel mondo», ha dedicato ampi studi all’opera di Cesare Pavese, allargando gli orizzonti critici alla dimensione internazionale. Progressivamente tali orizzonti hanno conosciuto un ulteriore ampliamento, abbracciando altri scrittori piemontesi: Beppe Fenoglio, Davide Lajolo, Nuto Revelli, Italo Calvino (piemontese d’adozione), Carlo Levi, Primo Levi. L’autore procede, nel presente volume, ad un’analisi «intertestuale» tra di essi, partendo, per l’appunto, da Pavese, nella convinzione che per delineare il «paesaggio» letterario, accanto alla dimensione storica, dev’essere approfondita quella geografica, sulla scia di Carlo Dionisotti, nonché del concetto di «biogeografia culturale» elaborato da Antonio Piromalli.
Nell’ambito di un discorso critico complesso, Antonio Catalfamo coniuga, inoltre, dimensione particolare e dimensione universale dell’opera letteraria, affrontando, con riferimento specifico ai suddetti autori, problematiche relative al rapporto tra mito e realtà, razionale e irrazionale, e analizzando, in una lettura del tutto originale, le componenti fondamenti della «civiltà occidentale», comprese le sue degenerazioni aberranti, come il fenomeno dei campi di concentramento nazisti...

Antonio Catalfamo
GIULIO CESARE CROCE:
BERTOLDO E IL MONDO POPOLARE

Pagg. 136 - € 12,00

Giulio Cesare Croce, autore secentesco del Bertoldo e del Bertoldino, a dispetto del successo incontrato presso i suoi contemporanei, è oggi quasi sconosciuto al lettore medio e poco studiato dalla critica. Ma anche coloro che, come Piero Camporesi, se ne sono occupati approfonditamente lo hanno raffigurato come uno scrittore moderato, attento a non inimicarsi i potenti e impegnato a ricercare un mecenate disposto a garantire una vita dignitosa a lui e alla sua numerosa prole, seppur con qualche guizzo, subito circoscritto nell’ambito della trasgressione ludico-formale e «carnevalesca».
Antonio Catalfamo, nel presente volume, dopo aver ricostruito ampiamente il contesto (storico-politico, economico-sociale, ideologico, culturale, letterario) nel quale lo scrittore ha vissuto e operato, analizza i suoi testi con una visione d’insieme, evidenziandone sia la componente contestativa della cultura delle classi dominanti, sia quella conservativa, entrambe proprie, nel loro rapporto dialettico, della cultura popolare, secondo l’insegnamento di Gramsci. Recupera i connotati trasgressivi, sia socialmente che politicamente, della dimensione «carnevalesca», così come è stata concepita da Michail Bachtin. Individua nuove soluzioni critiche, rivalutando, accanto al Bertoldo e al Bertoldino, le numerose opere poetiche del Croce, completamente dimenticate...

Antonio Catalfamo
IL «NEO-UMANESIMO» DI NINO PINO

Pagg. 176 - € 14,00

L’opera di Nino Pino, scienziato, umanista, scrittore, vincitore del Premio Viareggio per la poesia dialettale siciliana nel 1956, deputato al Parlamento nazionale e dirigente politico legato alle masse popolari, dopo la morte, avvenuta nel 1987, a Barcellona Pozzo di Gotto (Messina), dove aveva vissuto per tutta la vita, è caduta nell’oblio. Il presente volume intende rilanciare il dibattito su di essa, evidenziando i motivi del silenzio prolungato della critica “ufficiale”, legati alle caratteristiche della società «post-moderna», e, per converso, la profonda attualità di un pensiero e di un’azione culturale fondati sul superamento delle barriere artificiali elevate nella tradizione italiana tra sapere scientifico e sapere umanistico. L’autore propone una lettura interdisciplinare delle opere di Nino Pino, che abbracciano i vari campi dello scibile umano, sfuggendo, però, all’improvvisazione. Ne individua una dimensione unitaria intorno ai concetti gramsciani di «nuovo umanesimo» e di «umanesimo assoluto», intesi come superamento non solo del trascendentalismo, ma anche di un immanentismo anch’esso metafisico, ed acquisizione di una «terrestrità» vista come ritrovamento positivo nella «terra» di tutte le fonti — finite e relative — necessarie a soddisfare la domanda di senso del mondo. L’uomo di Nino Pino non è quello astratto dell’Umanesimo quattrocentesco, bensì quello concreto, che, per i suoi bisogni storici, opera e trasforma la realtà...

 

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