Il crollo dei regimi comunisti nei Paesi dell’Europa dell’Est sembra aver dimostrato, ai più, che la pianificazione economica in una società complessa è qualcosa di praticamente irrealizzabile. Nell’era post-1989, in sintesi, la pubblica opinione è persuasa che non ci sia sviluppo economico senza libero mercato.
Il libro di Jesús Huerta de Soto, pubblicato per la prima volta nel 1991, analizza la conflittualità tra pianificazione e free market da una prospettiva teorica, dimostrando che il crollo delle repubbliche socialiste era inevitabile dal punto di vista teoretico, contrariamente a quanto pronosticato, ancora nel 1989, da economisti come Paul Samuelson.
Huerta de Soto affonda la sua analisi nelle radici del dibattito sul calcolo economico socialista, che ha il suo culmine con il contributo di Ludwig von Mises nel 1920. Da allora la Scuola Austriaca si oppone a socialisti, comunisti e teorici dell’equilibrio, nel difendere il libero mercato come unico modello di sviluppo concepibile, a causa dell’impossibilità per ogni organo di controllo generale di ottenere l’informazione necessaria ad un calcolo economico razionale, informazione che si genera in modo spontaneo attraverso la libera azione umana imprenditoriale, generatrice a sua volta di un reale meccanismo dei prezzi...
La storia della costruzione europea ha una sua tappa decisiva nel Trattato di Maastricht, che prende il nome dall’accordo stipulato nel dicembre 1991 nel Consiglio Europeo tenutosi nella cittadina olandese di Maastricht e poi solennemente ratificato nel febbraio del 1992.
Il Trattato di Maastricht creava una nuova entità sopranazionale, l’Unione Europea, avviando la realizzazione di una “moneta unica” e di una Banca Centrale Europea. L’Euro entrò in vigore il 1° gennaio 1999 in 11 dei 15 Paesi dell’Unione Europea, segnando la prima rinuncia alla sovranità delle nazioni europee, destinate ad essere completamente esautorate dal potere di Bruxelles, attraverso una rigida concatenazione di cause e di effetti.
Il progetto europeista di Maastricht ha avuto, fin dall’inizio, un inflessibile critico nel prof. Roberto de Mattei che, fin dal 1990, ne descriveva i pericoli. A vent’anni di distanza, il suo libro ripercorre criticamente le fasi centrali di un processo che ha avuto la sua ultima espressione nel governo tecnocratico di Mario Monti...
Giuseppe Sermonti, biologo di fama internazionale, autore di molti libri, direttore di varie riviste, cattedratico in varie Università , è genetista tra i più citati e discussi, certo tra i più originali e geniali.
Il Sindacato Libero Scrittori Italiani gli ha dedicato in ottobre 2011 una intera giornata di studio affidando le relazioni ad un gruppo di studiosi di punta, animatori della Fraternitas Aurigarum Urbis (un’associazione di diritto ecclesiastico ben presente nel dialogo culturale con un centinaio di pubblicazioni).
La presente silloge degli “Atti” di quel convegno è senz’altro una base valida per ulteriori approfondimenti della complessa opera di Sermonti: il libro, infatti, presenta tutti gli aspetti delle ricerche sermontiane (fisica, chimica, biologia, filosofia, teologia, letteratura) e mentre focalizza particolarmente le chiavi dell’interpretazione sermontiana dell’evoluzione biologica è anche attento alla sua personale evoluzione spirituale la quale, pur avendo maturato l’approdo alla Trascendenza Divina, è ancora in una fase di ulteriore conquista.
Questa “corsa” attraverso le centinaia di rivoli confluenti nel gran fiume della bimillenaria spiritualità cristiana, è stata suggerita dalla viva esperienza pastorale di don Ennio Innocenti che si è occupato di direzione spirituale in parrocchie, in movimenti apostolici, in circoli di professionisti, di militari, di studenti e di artisti.
Egli ha constatato che offrire un inquadramento storico facilitava alle più varie categorie di persone la consapevolezza di essere in una tradizione e di connettervisi liberamente secondo la propria ispirazione.
Dall’apprezzamento che via via suscitava l’offerta è stato spinto a completare la presente “cornice” d’una realtà che è ben viva, esuberante e attraente, una realtà “nostra”, polivalente e cattolica, italica ed europea, ascetica e insieme mistica, ma sempre misurata con l’adesione all’unica rivelazione cristica e con la pratica anche sociale della carità che ne è l’anima...
Ippolito Nievo, l’autore de Le confessioni, uno dei più bei romanzi italiani dell’Ottocento, partecipò alla Spedizione di Garibaldi del 1859. Nel corso della navigazione verso le coste siciliane gli fu affidato l’incarico di Vice Intendente, il che comportava la responsabilità dell’amministrazione del corpo di spedizione e, in seguito, dell’Esercito Meridionale. Un incarico pieno di responsabilità questo, suscettibile di critiche che divennero malevole e spesso calunniose nella lotta fra le fazioni che vedevano contrapporsi Cavour e Garibaldi.
Fu proprio per difendersi da queste calunnie, che avevano trovato nella stampa dell’epoca una tribuna ascoltata e temuta, che Nievo fu costretto a redigere un Rendiconto nel quale dimostrava, con meticolosa precisione, l’operato suo e di tutta l’Intendenza.
Fare ricorso a quella stesura fu una mossa corretta, tuttavia nel fascicolo erano contenute notizie riservate, della specie che non sarebbe stato opportuno rivelare.
Nievo partì da Palermo con il vapore Ercole la sera del 4 marzo 1861: a bordo c’erano ottanta persone tra equipaggio e passeggeri e, custodito in una voluminosa cassa, il Rendiconto con tutti i documenti giustificativi che lui aveva predisposto...
Questo libro contiene articoli scritti fra il 1980 e il 1990 per il settimanale “L’Opinione” su invito o, per essere più precisi, su istigazione di Rossana Livolsi, all’epoca redattrice-capo. Il settimanale era la voce ufficiosa del Partito Liberale Italiano. Benché su posizioni politiche molto diverse, anni prima, nel corso della Terza Legislatura — quando rappresentavo in Parlamento il Movimento Comunità di Adriano Olivetti e naturalmente appartenevo, da indipendente, al Gruppo Misto fino al termine della Legislatura — avevo frequenti incontri con Giovanni Malagodi, segretario del PLI, competente tecnico bancario. Quando gli incontri con Giovanni Malagodi si trasformavano in scontri, allora parlavamo in latino, consule e arbitro, alquanto divertito, l’on. Bozzi. La sobria lingua degli antichi padri ci offriva sempre, o quasi sempre, un terreno d’intesa, per quanto ristretto...
L’etica laica o secolare o moderna è stata l’etica del dubbio sistematico. Nella nostra percezione del mondo, della società e della condizione umana il dubbio e la libertà sono inseparabili, sono fratello e sorella. Ma ora bisogna scegliere. Bisogna cioè smettere di dubitare, almeno entro certi limiti. Bisogna ricominciare, entro certi limiti, a sapere per credere e a credere per sapere. È un percorso pericoloso, esposto a dottrinarismi equivoci e a una riduzione della complessità infelice della cultura alla chiarezza troppo felice del dogma, ma è un percorso obbligato. Se tutto viene messo in dubbio, è ora di credere in qualcosa...
“Dio è rigorosamente escluso dalla vita pubblica”. Quando Benedetto XVI pone questo problema non interferisce per ragioni confessionali con la cultura moderna degli europei; ne rende semmai intelligibile, comprensibile, il passo nel tempo nostro e la proiezione nel futuro. La questione della verità come etica della ragione si ripropone come questione politica. Dio è il chiaro nome di tutto questo per il capo della Chiesa cattolica. Noi laici dobbiamo trovare a tutto questo un nome, e in fretta...
IL FILO D'ARIANNA n. 3
Cultura e culturale
Il mestiere di scrivere
Lune di carta di André Malraux
Il 7 ottobre 1571 è il giorno della battaglia di Lepanto, ma è anche il giorno in cui un misterioso pellegrino spagnolo arriva a Montefalco, un piccolo borgo umbro da cui si gode la vista di tutta la vallata. Gli occhi del pellegrino sono però offuscati dalla malattia e dalla sofferenza. Magro, stremato, dopo aver attirato su di sé la malevola attenzione di Gesuina, una vecchia pettegola con fama di menagramo, l’uomo trova accoglienza nella chiesa di sant’Agostino, dove avverrà il primo di una serie di avvenimenti all’apparenza inspiegabili.
Il destino di questo spagnolo dall’oscuro passato si intreccia con quello di una giovane modella veneziana, dei briganti, dei frati, del Papa, degli eroi di Lepanto e di alcuni pittoreschi abitanti del borgo, ciascuno con i suoi tic, le sue stramberie, le credenze superstiziose, la generosità e le debolezze dei cuori semplici ma nitidamente, squisitamente umani. La narrazione si fa corale e diventa un’arguta, vivace commistione di sacro e profano, con esiti a volte commoventi e a volte comici.
Ispirato alla salma mummificata tuttora custodita in una teca nella chiesa di sant’Agostino, Il pellegrino spagnolo è la fantasiosa ricostruzione della biografia di uno di quei grandi ignoti che non trovano posto nei libri di storia, ma che proprio per questo meritano tutta la nostra simpatia...
Ortona, inverno 1943.
Sullo sfondo di una città martoriata che urla il suo dolore ogni giorno più forte, l’amore tra due giovani riesce a tenere in vita le rispettive famiglie, alimentando così una speranza di libertà che sembra a tutti irrealizzabile. Intanto il destino gioca con gli eventi crudi della guerra, davanti al coraggio di un caporale canadese che spinge i suoi uomini a combattere in prima linea e all’inquietudine di un soldato tedesco che si scontra con le illusioni di gloria dei suoi camerati, smaniosi di ricacciare indietro l’avanzata delle truppe alleate.
Tra battaglie e macerie, le loro sorti si tesseranno con la storia, l’unica e sola che potrà, inevitabilmente, scriverne l’epilogo.
Ma la ferita ha lasciato il suo segno e non accenna ancora a rimarginarsi, forse perché a molti sconosciuta o peggio, dimenticata...
Un taccuino nero con codici criptati attraversa la Russia comunista sopravvivendo ai suoi presidenti e al disgelo.
Un uomo, depositario di infiniti segreti e mente di raccapriccianti stragi, continua imperterrito a seminare morte in nome di qualcosa che la Storia sta già disconoscendo.
Omega completa la sua serie di tragiche performance in uno scenario politico profondamente cambiato; non è cambiata, invece, la ruota che fa muovere il mondo e che non conosce confini, ideologie o colore della pelle.
In un romanzo che raccoglie quasi cinquant’anni di storia moderna, intrecci a prima vista paradossali acquisiscono lentamente un contorno nitido e, sebbene nulla possa suffragare l’ipotesi di partenza, non vi è nulla, in realtà, che la possa negare....
Ambientato nella Londra di pochi anni fa, che il rincorrersi degli avvenimenti del nostro tempo ci fa sembrare già lontana o addirittura senza tempo, Io e Mrs.Pennington ripropone un dilemma antico quanto l’uomo e a cui nessuno, nemmeno Sigmund Freud, sembra avere trovato una risposta definitiva: perché sogniamo?
I sogni portano Davide Rossero in un mondo arcano, nascosto nel profondo dell’anima, dove il bene e il male combattono la battaglia di un’intera vita e i ricordi giacciono in attesa di essere liberati dalla loro prigione e di rivelarsi nella visione onirica.
La sottile divisione tra il sogno e la veglia diventa a un tratto impalpabile: è vano fuggire l’inquietante presenza di un uomo misterioso che lo bracca perfino a Londra, dove ha sperato di trovare quiete...
L’attimo irripetibile è un tuffo nell’oceano degli ultimi tre secoli; un volo che attraversa molti cieli d’Europa: dalla Russia ai Paesi Baltici, dalla Germania a spicchi d’Inghilterra e di Francia. Sfogliando le pagine del libro si sente l’impressionante rumore delle armate in cammino, delle lotte dei popoli per la libertà, si assiste agli inutili massacri delle rivoluzioni. Ma si ascoltano anche i passi delle danze, i minuetti e gli sfarzi delle corti imperiali e, in lontananza, le voci di poeti e romanzieri di una stagione letteraria unica e forse davvero “irripetibile”.
Con L’attimo irripetibile si conclude il trittico delle opere della scrittrice russa Ninel Podgornaja pubblicate e tradotte per la prima volta in italiano dalle edizioni Solfanelli. Si è trattato di un percorso letterario-biografico incominciato con Mafalda di Savoia Assia, proseguito poi con Puškin e i Paesi Baltici e che ora si completa con questa carrellata di profili storici femminili che hanno attraversato le intriganti, talvolta tormentate, vicende che facevano capolino tra le mura delle corti imperiali degli Zar di Russia...
Padre Gioachino Ambrosini
e la teologia modernista
Pagg. 184 - € 14,00
Tra la fine dell’Ottocento ed i primi anni del Novecento si sviluppò una corrente di rinnovamento religioso e di pensiero, il Modernismo, che voleva realizzare una sintesi tra teologia cristiana e filosofia moderna, pretendendo di “ammodernare” i principi dottrinali e morali del cristianesimo. Il presente studio esplora le origini esoteriche del movimento modernista, riscontrabili nello gnosticismo e nell’occultismo.
In particolare prende in considerazione il volume Occultismo e Modernismo (1907) del gesuita Gioachino Ambrosini, in cui si presenta una sintesi di tutto il movimento modernista attraverso una serie di lettere indirizzate “ad Alfredo”, simbolo di ogni giovane cattolico che padre Ambrosini vuole salvare dall’errore modernista invitandolo, oggi come allora, a rimanere fedele a Cristo ed ai principi eterni ed immutabili della Chiesa Cattolica.
L’autrice analizza anche altre produzioni letterarie dell’epoca, come Il Santo (1905) di Antonio Fogazzaro, definito “il romanzo del movimento” e i documenti pontifici che arrrestarono rapidamente l’espandersi di tale multiforme eresia...
Dalla dittatura cesariana alla democrazia organica
Pagg. 280 - € 19,00
Nell’ultimo Mussolini vi è un anelito di libertà responsabile che motiva la sua perestroika rovesciando l’accusa d’essere stato Egli un becchino della libertà italiana per aver denunciato e sostituito il conformismo gregario e livellatore delle democrazie illuministe precipitate nel male oscuro della partitocrazia.
In effetti il fascismo non era nato come dittatura, essendosi svolto in essa solo dopo il 3 gennaio 1925 in seguito alla crisi politica succeduta al delitto Matteotti, e sviluppatasi via via in una dittatura cesarista che cadde per implosione il 25 luglio 1943.
La Rsi rappresenta un processo di transizione dal mussolinismo cesarista al suo legato politico: una democrazia organica ed olistica di radici greco-romane che va articolando un regime rappresentativo dove, accanto alla democrazia pluralista dei partiti, si colloca quale entità integrativa la società civile dei corpi intermedi.
Con la tragica uscita di scena del suo massimo protagonista, il fascismo cesarista si volge in una democrazia fascista, organica e presidenzialista, puntualmente configurata nel progetto costituzionale di Carlo Alberto Biggini, posto giustamente a confronto con un progetto analogo concepito da Duccio Galimberti, eroe nazionale della resistenza antifascista...
Sogni, utopie e brogli elettorali nella democrazia elettorale italiana (1946-2011)
Pagg. 264 - € 18,00
La storia di questi ultimi anni dimostra che, rispetto alle nobili intenzioni dei Costituenti, poste a fondamento della ritrovata democrazia, il sistema politico sta lentamente degenerando verso una deriva oligarchica, con la sostituzione di un’elite con un’altra, dal partito unico, all’unica congrega.
Gli elettori sentono questo sistema come una campana rotta, per questo si allontanano sempre più dalle urne. Altro che “fatica del voto”, la fatica è quella di sopportare l’evidente esproprio di sovranità popolare attuato con il Porcellum, senza che tale sacrificio abbia portato alcun beneficio. Con la scusa della “governabilità” tutta l’attenzione è dedicata alla messa a punto di nuovi meccanismi di trasformazione di voti in seggi, mirati unicamente alla conservazione del potere...
Per duemila anni l’Italia ha portato in sé un’idea universale, capace di riunire il mondo, [...] frutto della vita del mondo: da principio quella romana antica, poi la papale. I popoli cresciuti e scomparsi in questi due millenni e mezzo in Italia comprendevano che erano i portatori di un’idea universale, e quando non lo comprendevano, [...] lo sentivano e lo presentivano. [...] La scienza, l’arte, tutto si rivestiva e penetrava di questo significato mondiale. Ammettiamo pure che quest’idea mondiale, alla fine, si era logorata, stremata ed esaurita, ma che cosa è venuto al suo posto, per che cosa possiamo congratularci con l’Italia, che cosa ha ottenuto di meglio dopo la diplomazia del Conte di Cavour? È sorto un piccolo regno di second’ordine, che ha perduto qualsiasi pretesa di valore mondiale, [...] un regno soddisfatto della sua unità, che non significa letteralmente nulla, un’unità meccanica e non spirituale e per di più pieno di debiti non pagati e soprattutto soddisfatto del suo essere un regno di second’ordine. Ecco quel che ne è derivato, ecco la creazione del Conte di Cavour.” (Fëdor Dostoèvskij)
Massimo d’Azeglio, aristocratico torinese, presidente del Consiglio del Regno di Sardegna, prima dell’avvento del conte di Cavour; pittore di successo, cui si deve la creazione di quadri in cui il disegno del paesaggio si accompagna alla ricostruzione di episodi esemplari e di figure significative; letterato e scrittore, autore di fortunati romanzi storici, e autore soprattutto di uno dei libri più affascinanti dell’Ottocento, I Miei Ricordi, è oggi ricordato distrattamente, a dispetto della sua importanza storica e della sua attualità politica. Il profilo di Paolo Pinto vuole per l’appunto rimediare a questo deficit di informazione, nella consapevolezza che la vita dell’Azeglio, al di là della piacevolezza degli eventi narrati, possa contribuire alla ricostruzione morale dell’Italia e degli italiani di cui oggi si avverte un gran bisogno...
Collocandosi autonomamente tra le tendenze rivoluzionarie che nel Ventesimo secolo sfidarono il capitalismo e il comunismo, la Falange spagnola di Josè Antonio Primo de Rivera ha saputo esemplificare in termini etico-politici una vigorosa reazione alla sovversione anti-tradizionale. Il suo riferimento ad una milizia vissuta con il fervore di una sincera disposizione ascetico-religiosa, ha rappresentato la cornice adatta per la riaffermazione di una società depurata da contaminazioni materialistiche e protesa al compimento di una rivoluzione cementata da una viva coscienza del primato dei valori dello spirito...
Rivelazioni di J.A. - Antico Agente secreto del Conte Cavour
Pagg. 88 - € 7,00
Queste straordinarie rivelazioni, che immancabilmente gettano una luce nuova sugli avvenimenti e sugli uomini che hanno costruito la storia del Risorgimento, ci mostrano finalmente il processo che portò all’unificazione italiana per quello che veramente fu, dopo che per decenni una certa storiografia di parte ce lo aveva venduto come l’intoccabile e indiscutibile azione eroica di valenti personaggi che si fecero portavoce di un fantomatico popolo oppresso...
La civilizzazione si fregia di alcune parole simbolo come libertà, globalizzazione, emancipazione, uguaglianza e di un codice di regole il cui valore supremo è il diritto alla felicità. Nessun intellettuale o filosofo riesce ad immaginare un mondo che non si fondi su queste fondamenta e nessun economista a concepire un modello di sviluppo radicalmente diverso. Tutto sembra già dato. Eppure, ad una lettura attenta, la realtà appare ben diversa perché la società si muove su una invisibile linea di demarcazione tra civiltà e barbarie che la rende allo stesso tempo progredita e spietata, tecnologicamente avanzata e disumana, capace di fornire opportunità e di ampliare a dismisura obblighi, limiti e divieti.
E allora cosa si cela veramente dietro il termine civilizzazione? Lo spiega questo illuminante saggio che è una sorta di guida tra stili di vita, miti e modelli del nostro tempo. Una critica ironica e tagliente alla superficialità e al narcisismo, ad una prospettiva legata sempre e solo al presente, all’estetica del nulla ed all’etica del vuoto...
Il liberalismo, l'unica vera rivoluzione dei tempi moderni, spiegato in breve. Una corrente politica e di pensiero che si pone, alla prova dei fatti, come punto di non-ritorno, una meta conquistata tappa dopo tappa: l'orizzonte di una liberazione del genere umano. L'acquisizione del concetto nuovo di libertà presuppone l'abbandono lento ma categorico di qualsiasi vincolo comunitario e/o trascendente. Ma l'individuo soggetto pensante e libero attore, l'individuo in nome e per conto del quale il liberalismo si è battuto, non ha ancora vinto alcuna scommessa. Poteva farlo?...
Senza voler alzare bandiera a favore della citazione del ministro Francesco Saverio Nitti, nell’imminenza del primo conflitto mondiale: «Roma è la sola città medio-orientale priva di un quartiere europeo», né a sostegno dell’affermazione di Umberto Zanotti Bianco, illustre meridionalista, che definisce il Mezzogiorno d’Italia come «uno sfasciume pendulo sul mare», non si può evitare una riflessione sui paradossi della nostra Italia, tali fin dalla sua costituzione. Società antichissima e Stato unitario di appena un secolo e mezzo, per trenta secoli fu rurale e artigianale e diventò di colpo, in poco più d’una generazione, società industriale: secondo le leggi dell’aerodinamica non potrebbe volare, ma vola nonostante tutto, come disse uno spiritoso economista americano a proposito del calabrone. A 150 anni dalla sua unificazione l’Italia attende ancora quella lucidità condivisa, da Bolzano a Palermo, che non piove dalle nuvole, né va ritenuta un dono delle circostanze. Queste pagine sono una riflessione su un tema al contempo affascinante e inesauribile....
Giuseppe Capograssi si presenta al lettore contemporaneo con i segni inconfondibili del classico: stentorea chiarezza della parola e profondità di analisi messe al servizio di un grandioso affresco sull’uomo e la vita.
A centoventi anni dalla sua nascita, a più di cinquanta anni dalla sua morte dobbiamo ancora fare ricorso alle sue penetranti capacità di diagnosi per capire dove il turbine vorticoso della storia ci stia conducendo.
Questo saggio biografico e critico delinea i percorsi di formazione interiore di una sensibilità tra le più originali del Novecento filosofico, che all’esperienza comune e all’individuo “anonimo” ha dedicato il suo canto più appassionato....
Largamente apprezzata da quando, sul finire dell'Ottocento, pubblicò nel mondo anglosassone una meravigliosa raccolta di 122 disegni e i suoi scritti – fra cui La storia di Ida – Francesca Alexander è del tutto ignota al pubblico italiano. È vissuta per sessantaquattro anni a Firenze, dov'è morta e dove è ambientato questo struggente racconto della forte fede religiosa di una ragazza fiorentina tanto bella, e piena di nobiltà d'animo, quanto ferita da uno sfortunato amore...
Per accertare l’origine di un suono possente e misterioso, il naturalista inglese Bassett penetra nel “cuore di tenebra” dell’isola di Guadalcanal. Inseguito dai cacciatori di teste e spossato dalla malaria, Bassett viene soccorso infine da una donna dall’aspetto ripugnante che lo conduce nella propria tribù e s’innamora di lui. Sfruttando cinicamente l’amore di costei, egli riuscirà a scoprire la fonte di quel suono soprannaturale: sepolta nell’altopiano dell’isola giace una sfera gigantesca dai riflessi rossastri che, se percossa, sprigiona una musica celestiale...
L’anziana, anonima dama di compagnia di una Lady americana inserita nell’alta società londinese viene improvvisamente “scoperta” dagli artisti dei salotti à la page come incarnazione vivente di un quadro di Holbein. Per una stagione, come un effimero fenomeno di costume, la donna vive un inaspettato “successo di bellezza” proprio al tramonto della propria vita, scatenando peraltro invidie e gelosie, a partire dalla propria protettrice. Il piccolo, bizzarro caso aneddotico si fa dramma e muta infine in tragedia...
Vivere il Risorgimento non giorno per giorno, abituandosi alle novità, ma tutto d’un colpo, addormentandosi nel sereno Granducato di Toscana e risvegliandosi nel massonico Regno d’Italia, alla vigilia della presa di Roma. Questo capita al buon Maestro Domenico: e l’onesto falegname, da buon cattolico, non può che rimanerne sconvolto. La Rivoluzione può non essere interamente sanguinaria: spesso riesce a raggiungere il proprio scopo attraverso una serie di piccoli atti, eventualmente supportati da qualche grande evento violento e sanguinario...
Paranoia e delirio narrativo
nella letteratura americana del Novecento
Pagg. 160 - € 12,00
La teoria del complotto è la sostanza narrativa di gran parte della grande narrativa americana del Novecento. L’idea di una rete fittissima di avversari del modo di vivere americano che si sono annidati al suo interno per sabotarla e distruggerla contraddistingue tanto una serie molto inquietante di vicende politiche verificatesi fin dagli albori della “nascita della nazione” statunitense, quanto la letteratura che viene scritta e pubblicata, specialmente nel dopoguerra.
Attraverso la ricostruzione della fortuna di questo tema in autori importanti e germinali del Novecento americano (si va da William Burroughs a James Ellroy passando attraverso Thomas Pynchon, Don Delillo, Kathy Acker, Philip Roth e in ambito fantascientifico Philip K. Dick, senza trascurare l’apporto del cinema, in particolare il celebre Dottor Stranamore di Stanley Kubrick)...
L’“errore della cultura italiana” dal fascismo ad Adriano Olivetti
Pagg. 120 - € 10,00
Il volume raccoglie quattro saggi nei quali il filosofo, il poeta e pubblicista veneziano Giacomo Noventa, personaggio tra i meno conosciuti e più influenti del nostro Novecento, viene messo a confronto con alcuna figure particolarmente significative della cultura contemporanea: Adriano Olivetti, Giuseppe de Luca e Augusto del Noce. Ne emerge un ritratto spesso sorprendente della storia italiana. Al centro, come tema unificante, un’interpretazione “eretica” della cultura, dal Risorgimento ad oggi, che spinge Noventa prima a confrontarsi con il Fascismo, poi ad avvicinarsi alle forme più radicali del “pensiero negativo”...
È lecito trattare un testo sacro come i Promessi Sposi alla stessa stregua di un romanzo di consumo? Quello che esce da queste pagine di osservazioni è un romanzo completamente nuovo, immerso nella tradizione culturale europea, di cui Manzoni ebbe profonda esperienza, liberato di tutti gli orpelli limitatori che lo hanno reso un fardello fin troppo indigesto ai nostri studenti. Tanto che ne è stata proposta la declassazione da libro di testo obbligatorio a lettura opzionale.
La fabula bella, a vent’anni di distanza dalla prima edizione, mantiene inalterato il suo valore. La sua capacità insuperata di svelare il meccanismo del romanzo più letto dagli italiani (più per dovere che per piacere), senza tener conto delle convinzioni, senza complessi d’inferiorità, senza i gravami di due secoli di critica assodata...
Un uomo che, dopo essersi stabilmente legato a una donna, all’improvviso ricorda in maniera vivida di averla vista e notata un giorno, molti anni prima del loro incontro di conoscenza, rievocando così la propria vigilia a se stesso: la “nullità” della parte di sé che tramite lei, e solo tramite lei, egli sarebbe diventato e di cui allora non poteva sapere (il) nulla. Quel nulla che adesso invece la memoria gli consente di rivivere, sia pure inevitabilmente mediato.
Un secondo uomo che, abbagliato a sua volta da una donna fuggevole passante nella sua vita, vorrebbe tanto conoscerla, ma senza successo (indisponibilità di lei od obiettiva mancanza di occasione)...
Il primo volume esamina gli sviluppi dell’ordinamento giuridico delle isole sotto l’occupazione provvisoria (1912-1923), poi divenuta piena sovranità dell’Italia (dal 1923 alla seconda guerra mondiale), col passaggio da un’amministrazione diretta da militari a una di funzionari civili, evidenziando le sfere di autonomia di cui godettero sino al 1936 le tre comunità insulari: greca ortodossa (numericamente preponderante), turca musulmana, israelita sefardita (di quest’ultima viene delineata anche la situazione successiva alle leggi razziali del 1938).
Il libro passa poi a descrivere in quali ambiti le autorità militari italiane decisero a partire dal 1912 di intervenire nella realtà locale, organizzando in molti casi ex novo i servizi pubblici e riuscendo a superare il difficile periodo della prima guerra mondiale, per poi doversi confrontare con l’irredentismo ellenico...
È dal 2001 che su Cefalonia si abbatte ininterrotta una cortina fumogena di iniziative. Mostre, prolusioni nelle scuole, commemorazioni dei caduti della divisione Acqui, torrenti di retorica a rischiare di rompere gli argini del buonsenso fino a sfiorare il ridicolo, incomprensibili prese di posizione verso chi dissente dalle scarne ricostruzioni ufficiali, opuscoli dove si sfoga una malcelata e immoderata brama di protagonismo, personalità e associazioni di sinistra che s’industriano a dar lustro a chi di Cefalonia ha posto in atto un esproprio proletario per raccontarla come gli pare, percorsi della memoria dove ai turisti vengono servite le bellurie di un vagheggiato eroismo, band di musicisti che vorrebbero farci disperare dall’alba al tramonto per una resistenza immaginata e per un eccidio di massa mai avvenuto...
La descrizione dell’avventura fascista in Africa Orientale, attraverso una notevole mole d’immagini coordinate su un percorso narrativo, rappresenta una novità nella saggistica. Finora, infatti, sono state rare le opere che hanno utilizzato questo mezzo documentale e nei pochi casi in cui ciò è avvenuto, la scelta ha riguardato aspetti guerreschi, diplomatici o politici, mentre è stato riservato uno spazio non adeguato all’umanità indistinta che ha vissuto quei fatti. L’autore, invece, seguendo le orme del suo precedente saggio, ha descritto visivamente i vari aspetti della vita dei nostri connazionali in terra d’Africa, che laggiù hanno compiuto opere notevoli e azioni nefande, e i loro rapporti con il mondo indigeno, nel loro cammino breve e drammatico verso la conclusione dell’avventura con un ritmo quasi cinematografico...
Mussolini ha subito un’atroce fine (…). Per vari aspetti Mussolini era affascinante. Per anni tutti gli stranieri di rilevo che vennero a Roma non avevano altro interesse che avvicinare l’uomo che, in condizioni estremamente difficili, dopo parecchi anni di anarchia e di caos, era riuscito a rimettere ordine e ritmo all’intera vita dell’Italia moderna (…). Certamente egli recava su di sé il segno della sua forza e della sua grandezza. L’uomo di Stato, il condottiero impediva di vedere il vero Mussolini. Perché nel fondo l’animava un vero impulso di umanità (…). Sdegnoso di ogni ricchezza è sempre vissuto modestamente (…). Durante la vita conservò una viva simpatia per gli umili, per i contadini e per i lavoratori...
Il genere fantasy viene inteso come risultante dall'unione di due altri generi quali la fiaba e l'epica, rimasti in secondo piano o dimenticati nella cultura recente, ma oggi riportati a vivere in una nuova veste. Vengono studiati gli influssi positivi, e pure le possibilità di aberrazione possibili attraverso un uso distorto del nuovo genere.
Si esamina dalla sua origine l'epica cavalleresca medievale e rinascimentale italiana, fino al suo tramonto durante il XVI secolo, e quindi il sorgere e prosperare della fiaba in epoca barocca, la sua trasformazione didattica alla fine dell'Ottocento, quindi il sorgere del genere fantasy, iniziato ad affermarsi in Italia nell'ultimo trentennio del XX secolo.
La panoramica sulle tendenze attuali del fantasy italiano tiene conto anche delle produzioni nelle arti musicali, del fumetto, e del nuovo fenomeno mondiale del gioco di ruolo, applicazione pratica e immedesimante delle tematiche e del mondo epico-fiabesco scaturito dalla fantasia di J.R.R.Tolkien.
Chiudono la trattazione un glossario ragionato di elementi e caratteristiche tipiche nel genere fantasy, e una vasta bibliografia...
La realtà, che una parte, anche autorevole, della critica ha cercato di “espellere” dal fatto letterario, impone sempre la sua presenza “ingombrante”. L’opera letteraria si configura, allora, come “racconto della realtà”, vista nella sua “multiformità”.
I saggi del presente volume si possono considerare come un viaggio in più tappe attraverso le opere di alcuni scrittori italiani, dell’Ottocento e del Novecento, che hanno rappresentato il reale nella sua dimensione “prismatica”.
Si passa dal rapporto imprescindibile del romanzo “giallo” con la realtà economico-sociale, al “reale fantastico” di Carlo Collodi e di Gianni Rodari, all’esperienza de «La Voce» prezzoliniana, fortemente legata al contesto dell’età giolittiana, al limpido realismo di Antonio Gramsci scrittore per l’infanzia, all’innesto del mito sul ceppo del neorealismo da parte di Carlo Levi e Cesare Pavese, alla rivendicazione della dimensione razionale della realtà, da parte di Roberto Roversi, in polemica con il “Gruppo ’63”, al “surrealismo” di Cesare Zavattini...
Cos’è il fantastico letterario? Da tempo gli studiosi cercano di rispondere a questa domanda senza trovare definizioni soddisfacenti e condivise. Per questo a un certo punto l’hanno riformulata in questi termini: come funziona il fantastico? Chi volesse conoscere la risposta a questa seconda domanda dovrebbe armarsi di buona volontà, e affrontare la sterminata bibliografia che si occupa dell’argomento.
Questo libro non intende rispondere né alla prima né alla seconda domanda. Esso piuttosto, e per la prima volta in modo organico, cerca di rispondere a un altro interrogativo, che può essere formulato così: perché il fantastico continua a interessarci e, soprattutto, perché continua a interrogarci? Il compito che si pone non è dunque quello di interpellare il fantastico affinché sveli la sua natura enigmatica, ma di interpellare la nostra conoscenza, e la nostra stessa esistenza, affinché giustifichino il loro interesse per il fantastico...
Questo libro ripercorre l’epopea proustiana dell’io lungo la corsia preferenziale delle «intermittenze del cuore». Tre sono le tappe affrontate: l’episodio della madeleine, i tre alberi di Hudimesnil e le scintille sensoriali che folgorano il protagonista nel Temps retrouvé. Senza disattendere l’impegno filologico che gli è consono l’autore ci conduce piacevolmente, coadiuvato da Silvia Peronaci per la parte filosofica, lungo le volute della Recherche inerenti alle estasi metacroniche e ne mette in luce la loro natura di meditazione.
Proust era un «maestro di grazia» o anche un «maestro di pensiero»? Solo un letterato o anche un narratore-filosofo? Tra rare gemme poetiche e altrettanto pregiati sigilli spirituali la sua «scrittura» si muove a quote meditative tali che le distinzioni o i giochi di genere si fanno vuoti tecnicismi. Se l’esame di coscienza scritto appartiene alla tradizione filosofica, in quanto è di Proust la coscienza qui in esame, risulta facile concordare con Theodor Adorno, secondo il quale l’opera proustiana dovrebbe essere letta, assai più che i libri di Voltaire e di Anatole France, come un roman philosophique...